L'equilibrio che non c'è
Nella mia esperienza dello Hatha Yoga il concetto di equilibrio
è stato assorbito e cancellato dal ricorrente lavorio della pressione
interna:
- la pressione interna sensibilizza e rende consapevoli della reciproca
connessa esistenza i propri organi interni e quelli sottili
- quella consapevolezza acutizza e favorisce la percezione dello spazio
esterno e di tutto ciò che sia esterno al proprio corpo abituale
come qualcosa di vivente ed elastico, capace di interagire in modo estremamente
dinamico con l'energia e i mutamenti provocati dal proprio corpo.
Lo spazio può diventare una entità cui ci si può appoggiare
in modo
flessibile, lo spazio stesso si può appoggiare a noi.
Quando lo spazio viene percepito come un elemento vivo, flessibile e dinamico
tende ad essere percepito e a trasfornarsi in molti modi diversi genericamente
riassunti col termine di energia.
Assumere delle posizioni yoga in un'acuita e trasformata percezione dello
spazio
esterno conduce a coinvolgere come elementi attivi della pratica degli asana
anche gran parte dell'ambiente in cui ci si trova.
L'abituale differenza fra spazio e corpo cessa di agire, non vi è
più un ambiente
ove esercitare il proprio equlibrio fisico.