L'equilibrio che non c'è

Nella mia esperienza dello Hatha Yoga il concetto di equilibrio
è stato assorbito e cancellato dal ricorrente lavorio della pressione interna:
- la pressione interna sensibilizza e rende consapevoli della reciproca
connessa esistenza i propri organi interni e quelli sottili
- quella consapevolezza acutizza e favorisce la percezione dello spazio
esterno e di tutto ciò che sia esterno al proprio corpo abituale
come qualcosa di vivente ed elastico, capace di interagire in modo estremamente
dinamico con l'energia e i mutamenti provocati dal proprio corpo.
Lo spazio può diventare una entità cui ci si può appoggiare in modo
flessibile, lo spazio stesso si può appoggiare a noi.
Quando lo spazio viene percepito come un elemento vivo, flessibile e dinamico
tende ad essere percepito e a trasfornarsi in molti modi diversi genericamente
riassunti col termine di energia.

Assumere delle posizioni yoga in un'acuita e trasformata percezione dello spazio
esterno conduce a coinvolgere come elementi attivi della pratica degli asana
anche gran parte dell'ambiente in cui ci si trova.
L'abituale differenza fra spazio e corpo cessa di agire, non vi è più un ambiente
ove esercitare il proprio equlibrio fisico.

Pratica

L'equilibrio inteso come abilità ginnica o come abilità di assumere stabilmente
posizioni fisiche il cui esito finale dovrebbe sintetizzarsi in una rapida e
sicura caduta non è l'equlibrio che interessa lo Yoga.
Lo Yoga affronta l'equilibrio come una situazione critica che non dovrebbe
essere affrontata solo tramite allenamento fisico, che in ogni caso non fa mai
male. Lo yoga affronta l'equilibrio in modo corretto solo quando mediante
l'incessante lavoro della pressione interna, le percezioni del proprio corpo abituale
e dell'ambiente esterno ad esso sono così mutate che la necessità di un equilibrio
tra i due cessa di essere attiva. Manca un elemento in cui cadere.
In pratica per lavorare bene negli asana che obbligano a mantenere posizioni di
equilibrio, bisogna concentrarsi sul tipo di pressione che quegli asana favoriscono,
e seguire le percezioni che ne scaturiscono. Che si ottenga o meno lungamente l'equilibrio
questo ha davvero poca importanza.