Quelle che seguono sono le descrizioni di due posizioni di yoga non particolarmente classificabili nello hatha yoga, ma estremamente utili e praticabili ovunque.

La prima posizione si può assumere indifferentemente in piedi o seduti, tenendo la schiena ben dritta stando
attenti a far gravare il minor peso possibile sulla cervicale, in modo da percepire il collo e la testa estremamente leggeri.
Il mento non va inclinato verso l'alto, le spalle, la schiena e il fondo schiena vanno percepiti nella loro interezza.
Anche se si è molto stanchi, affaticati e doloranti si può assumere questa posizione, non bisogna lasciarsi pervadere
esclusivamente dalle percezioni di affaticamento poichè ci dovrebbe sempre essere la possiblità di percepire, assieme all'affaticamento,
molto altro.L'atteggiamento che consiste sia nel non ridurre la propria attenzione sul proprio affaticamento e sullo stato di contrazione che ne può scaturire che nell'essere pronti
a percepire altro, fornisce energia, freschezza e inesauribile armpossibilità di concentrazione e riflessione.
La centratura della cervicale, del collo e della testa sul proprio corpo va eseguita insieme alla cessazione della propria volontà di controllare i propri pensieri. Quel che poi scaturisce dalla sincronizzazione di centratura e cessazione del controllo è molto soggettivo, ma può diventare molto intenso e soprattutto si tratta di sincronismi che possono essere praticati ovunque.
Spesso, per arrivare a poter percepire allo stesso momento le contrazioni e l'affaticamento della schiena dopo una intensa giornata
di lavoro senza che tale percezione blocchi o in qualche altro modo impedisca altre percezioni, richiede una certa pratica di hatha yoga,
affinchè la schiena si sciolga e sappia riconoscere la molteplicità di percezioni possibili senza farsene suggestionare.

La seconda posizione è basata sulla manipolazione della propria testa in modo alquanto mentale. Si tratta di riuscire a concentrarsi all'interno della propria scatola cranica e, con intensità, premere mentalmente sulle proprie tempie, facendole espandere, come se dovessero respirare: ne può scaturire una immediata espansione dei propri sensi e cessazione del controllo sui pensieri .La manipolazione delle tempie ha senso se si vive da tempo la percezione del proprio corpo, e quindi della propria testa, come qualcosa di flessibile, fluttuante, in movimento,molteplice ed estremamente articolato e decentrato. Non esiste una tipologia di esercizi preparatori per quest'ultima percezione. Le possibilità che essa si manifesti sono numerose e diverse per ciascuno; non sono insegnabili ma vi si può accennare.