Percezioni di attrazioni
Esiste un momento nella pratica dello yoga in cui
si cessa di avvertire il proprio peso e contemporaneamente
si cominciano a percepire forme di attrazione in più direzioni.
Il peso stesso non è che una potente
e ineludibile forma di attrazione e presenza e appartenenza.
Le attrazioni possono, ma non si tratta di una regola,
essere percepite come una appartenenza a un
organismo comune alle diverse componenti che partecipano
all'attrazione. La percezione dell'organismo comune è piuttosto sottile,
quell'organismo non si presenta come qualcosa di visualizzabile o udibile.
Eppure se ne sta lì davanti a se stessi e dentro se stessi, con chiarezza.
Il proprio sè viene lentamente trasformato in un crocevia
di impulsi autonomi interni ed esterni ad un nucleo che ha niente di
simile al proprio ego.
Sempre lentamente, si fa strada la percezione di un ambiente vivente
in cui ciò che vive sono le attrazioni e le interazioni fra attrazioni;
ciò che attrae, quel che viene attratto, le ulteriori interazioni
che ne seguono non sono rappresentabili in termini di personalità
o forme umane. Spesso, quando cominciano a comparire con
chiarezza le percezioni attrazione fra entità non rappresentabili
interne ed esterne e si percepisce il dissolversi
della propria personalità all'interno di quelle attrazioni,
si tende a indicare quelle attrazioni come forme di energia.
Il termine può tranquillamente essere usato come definizione
provvisoria ad uso esclusivamente personale.
Però non bisogna perdere di vista che quelle attrazioni
sono effettivamente percezioni di vita non umana e con l'energia
definibile in termini umani non hanno molto a che fare.
cessa
di essere attivo in parte o completamente.