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Primo inverno Un fragile equilibrio mi conduce per mano. La mia mano è di sabbia e un passo distratto la cancellerebbe per sempre Ridotto a una pozzanghera di sangue Il mattino che sorge sorride. Penetra dentro, acuto e doloroso. Si conficca in profondità e da lì osserva muto, con odio, fracassando le ossa. Insane responsabilità si celano in una sincera amorevolezza. Con la nebbia negli occhi. Abbracci le inguini. Non travi altro che carne lacerata e putrefatta. Cerchi un alleato nella tua nebbia colpevole, da tener vicino. Otterai un cadavere in più che riposa fra le tue ginocchia. Il momento del nostro incontro è cieco e muto. Il tuo potere mi ha sempre schiacciato. Ora che sono morto non posso più vendicarmi.