Last update July 2006
Se non si vuole cadere nel paradosso di un sapere basato su una visione antropomorfica del cosmo bisogna chiedersi se sia possibile sviluppare un sapere non antropomorfizzato. In altre parole qualsiasi cosa venga pensata e percepita dall'umano è completamente condizionata dal fatto stesso che il soggetto umano pensa e percepisce in modo umano e non altrimenti.
Se fosse possibile ottimizzare il fatto di essere umano con una matrice ci si illuderebbe di avere un punto di riferimento per stabilire in che modo il fatto di essere umano disturba e caratterizza la comprensione della realtà. Ma il fatto stesso di pensare alla possibilità di siffatta matrice è un agire squisitamente umano. D'altra parte qualcosa bisogna pur pensare per riuscire ad agire nella realtà; sembra piuttosto sensato limitarsi ad ammettere che quel che si pensa in qualche modo funzioni come strumento per agire nella realtà anche se quel pensiero non rivela nulla circa la realtà, ammesso che una realtà di qualche tipo esista
Con una certa attenzione, anzi con molta attenzione, ci si può spesso sorprendere a notare come i modi in cui da umano si percepisce la realtà non sono confermati come modi di essere della realtà in generale. Per esempio la distanza, il tempo, lo spazio, la materia, il vuoto, il micro e il macro, il lento e il veloce, sono modalità del percepire umano che al di fuori dell'umano stesso hanno ben poco valore, ovvero che la materia , il tempo, la distanza, lo spazio,ecc., esistano come elementi costitutivi del cosmo non è assolutamente dato sapere, mentre è certamente vero che essi sono del tutto reali per l'essere umano in senso molto profondo.
In senso molto ampio sapere e conoscenza indicano al tempo stesso e l'agire e la possibilità di progettare l'agire per l'essere umano. Nel costruire la propria conoscenza e il proprio sapere bisogna sempre rammentarsi che si opera mediante un agire esclusivamente umano che non permette di accedere a nessuna forma di conoscienza assoluta o reale legge universale. Forse la consapevolezza che dovrebbe guidare il costituirsi del sapere umano dovrebbe essere la consapevolezza che gli unici fatti e dati che è dato conoscere sono fatti e dati assolutamente umanizzati che hanno limitate ma utili possibilità di spiegare ciò che per l'essere umano è importante sapere, inoltre il sapere conseguito dovrebbe contenere delle forme che dimostrino in primo luogo che si tratta non di un sapere assoluto ma solo di una possibilità in cui il sapere può apparire, in secondo luogo deve contenere una teoria e una forma dell'errare del sapere umano.
Un atteggiamente verso il sapere che incorpori teorie e forme dei limiti delle possibilità del sapere umano condurrebbe ad una parziale unificazione di rami scientifici piuttosto lontani. Indagare su cosa sia mai un qualcosa di osservabile e valutabile ha significati profondamente biologici, neurologici, matematici, fisici, cognitivi, psicologici.
Approfondire il senso del cosa può ritenersi osservabile aiuterebbe a liberarsi in ambito scientifico di molti concetti eccessivamente ritenuti stabili e immutabili mentre in realtà non si tratta che della istintiva e forse inevitabile applicazione di comportamenti cognitivi, biologici, neurologici, esclusivamente umani a una realtà non che non è poi così tanto umana.