Persistenza della percezione,coscienza,hatha yoga
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Sometimes I write in English.
The basic problem when talking about perception is that perception is a kind of «ensemble» that one cannot divide into any kind of order, nor analyze with a conceptual thougt.
In perception everything exists beyond and without the limit of the compulsory choice between true or untrue or yes or no, although we can't say that one is dealing with freedom.
Perception flows inside channels, not all channels are human-centric, only a few channels are human-centric.
Only a few channels start their way from the Ego, which means that most of perception is extra-ego and it's because of such caracteristic that one can sometimes perceive something like spirits, post-mortem experience, out-of-body experience,ecc.
Actually, only living inside the channels of the Ego one can imagine that there's only one reality,one body,one perception.
The channels of the Ego are very sofisticated, but they can exist just because they are strictly connected with some channels that intersect the Ego channels but do not start from the Ego itself and do not stop in the Ego.
Perception can easily be a non Ego-perception, and by the way we must remind that channels don't finally flow into any kind of ocean: they just dissolve.
Basicly and normally, inside the channels of perception no circulation takes place, but only a sort of expansion of the objects of perception, and at the same time inside the channels of perception the same perception dissolves.
20 settembre 2011 Saccheggiatori
Essere naturale vuol dire vivere la natura, ovvero non vivere se stessi. Il se steso umano vive saccheggiando la natura, il saccheggio, la prepotenza, la supponenza, sono la natura umana .In effetti la natura prevede anche il proprio saccheggio, una sorta di concessione tautologica al demiurgo che tenta di cancellare se stesso, invano, poiché cancellarsi è il suo atto creativo. Riecheggiano strani messaggi " qualsiasi cosa tu faccia sarei sempre e solo una parte della natura". Quindi perché mai darsi tanta pena e non lanciarsi al saccheggio della natura stessa? La differenza sta proprio lì, se lasciar agire la propria natura saccheggiatrice, il che è un atto naturale, o lasciar agire la natura incuranti delle pretese della propria natura. Nessun umano può affrontare una simile scelta. Per tutti le cose vanno come col cibo: uno è attratto dalla intensità in cui riconosce una fonte di vita. Accettarsi di farsi mangiare dalla natura poiché in tale accettazione, negli atti o non atti che essa implichi, siano contenuti infiniti tesori di intensità, è un qualcosa che ha a che fare con un forte interesse verso la percezione, verso promettenti correnti di emozioni dirette molto lontano dal cuore saccheggiatore tipicamente umano. Più una scelta è impegnativa, tanto meno essa sarà cieca e istintiva, una illuminante percezione si sostituisce alla scelta, lo scegliere viene abbandonato come fosse un attrezzo vecchio da lasciar usare ai saccheggiatori. Alla fine ci si imbatte nel cuore bisbigliante, con discrezione, che anche il prepotente saccheggiatore è una natura a cui bisogna lasciar fare il proprio corso La Natura galleggia nel non spazio ove c'è posto per tutti. Non siamo che atti, non frammenti, ma atti precisi, non produttori di materia, ogni atto è un destino- Se il destino viene compreso la libertà sopraggiunge. Gli atti cominciano a precorrere i tempi, i gesti sembrano smuovere interi cosmi, immersi nel piccolo si scopre l'immensità, ma è solo un attimo, non si tratta di gioco.
20 settembre 2011 Pioggia
Improvvisa la pioggia riprende a scorrere, lungo il fiato del cuore solca il ritmo, sonoro, slancio intenso, genera un presente polimorfo, intessuto di liquida, aggraziata freschezza. Prende a fluire nelle rotule, ammorbidisce la pietra, flette l'aria nella fonte del cuore, affonda il tuffo nelle mani prive di tensione.
Il cuore scivola nelle pozze colme di rugiada, il vapore dei lampi gocciola fra le vertebre, osservare il buio mentre si illumina senza assumere alcun corpo, veloce nel seguire il suono, questo suono scioglie le correnti, la loro pioggia ricade nelle cavità assetate, si schiudono, fluttuano alberi con rapide foglie, quiete. Il mare scorre nelle carni, nelle ossa, ovunque io stringa. Chiome vegetali, ombrose tiepide, assolate d'amore, sono carne cangiante, il sangue acqua delicata, poi tortuose serpentine di pioggia, liquidi tracciati, nel corpo, ovunque esso sia, altro si manifesta. A più riprese piove nel respiro, intonano abbracci erbosi-
20 settembre 2011
Nel suono
Nel suono si scioglie il colore delle intenzioni. Le mani accorrono, avvolgono in pulviscolo di comete i nostri sorrisi, tanti cuori vengono allineati lungo i crateri, il ghiaccio, emozionato, le anima, io mi inginocchio e fletto, riconosco il vento mentre mi strappa via il dolore.
Il sole incombe sui nostri volti, azioni si prodigano, reti innescano flotti di ripetizioni, membra scivolano furtive, il fuoco resta immoto, scruta l'occhio, attende. Poi tutto cessa di apparire, altro scorre, ingloba , sono avvinghiato ad una zolla d'aria, fame del tuo manto, terra del mio sangue. Le correnti recuperano la propria lunghezza, nella loro profondità si accumulano dinamiche creature, momenti di emozioni quasi impercettibili come la stessa vita. Le mie qualità si sciolgono, resta una brezza leggera, una fortunata espansione.
20 settembre 2011
Riunione
Non posso immaginare la tua presenza lungo le montagne periferiche, sempre tremanti, emettenti soli condensati di
lampi, notti maculate intorno al lago, pioggia innevata pronta a tutto.
Le notti non viste, si scioglie ogni movimento, corpo dopo corpo, la nudità non compete lo sguardo. Il cielo si
condensa nelle pieghe , rendendolo un corpo pieno di movimento, quindi scorre e nutre ogni torrente. Raccolgo
nebbia palpitante, premo il petto , lo tendo in una fune intessuta d'aria. Una fioritura intrattiene la polvere a mezz'aria,
si scompongono le decisioni, continua a fiorire stabile in modo imprevisto, ore di attesa inesistenti. Si distende
dissolve, solamente strani alberi accompagnano, ruotano nelle strade chiomate, aria ventosa coglie ogni cenno, funi
d'aria si accompagnano alla fioritura, pressioni viventi compongono le mani, le portano via, riorientano nel canto. Non
ci si dovrebbe fermare, rocce costituite di stratificazioni di cieli, magmi di fiori evanescenti, nebbie ghiacciate di gioia
originano aria vento, oceani , cavità nascenti.
Il tuo amore mi accompagnerà sempre, fermo , legato lontano dal tempo, quasi ti riconosco, ripeti i nomi, scindi la
valle precipitosa fino a calpestare la ghiaia, umida, salata, quante volte ancora. Prendimi, dopo ogni torsione, durante
il rollio delle costole, fluire, strappare, posare, liberare il peso, non indietreggiare, osservare più intensamente del
chiedere, frastornati insieme in un amore tenace. L'intenzione si scioglie, condensarsi nel gelo di una mattina non
attesa, luci inaspettate, non una, miliardi di miliardi di luci più rapide e intense della luce stessa. Lungo la corteccia del
cielo si piegano le ombre, luminosità irregolari si piegano dietro orizzonti decomposti da modi emergenti, tumultuosi,
precipitosi, nient'altro che luci scomposte da luci, lampi di intensità, donare nella nebbia densa, fiorita, riuniti nei
cuori-
20 settembre 2011
Percezione intensa
Per il se stesso, per la sua esistenza, è molto provocatoria l' esistenza, chiaramente percepita, di una vita
estremamente intensa ma del tutto priva di conoscenza. In altre parole la vita in cui si entra non fornisce notizie utili
all'ego. In tale situazione l'ego viene pressochè estromesso da qualsiasi responsabilità , decisione e ruolo circa la vita
in corso, pur, l'ego stesso, continuando ad esistere. In questa vita intensissima c'è poco da fare per l'ego, a parte
starsene tranquillo da una parte. La vita della percezione intensa non appartiene a nessuno, non possiede un centro,
può essere vissuta solo direttamente, senza l'ausilio della individualità. Lentamente, o non lentamente, l'intensità rivela
se stessa, ovvero vive. In questa sorta di progressiva manifestazione si viene anche a chiarire il rapporto fra l'ego e la
vita estremamente intensa, rapporto che esula dalla comprensione dell'ego. L'ego percepisce solo quello che può
influenzare in qualche modo, in particolare l'ego comprende esclusivamente il suo stesso modo di influenzare, non la
natura stessa di ciò che esso influenza. L'intensità estrema cui ci si riferisce non può essere influenzata, se si cerca di
influenzarla essa scompare del tutto.
23 settembre 2011
Normalità
Le pareti si aprono. Scaglie di salsedine variopinta tracciano solchi affollati di vita. Griglie di orizzonti sopraggiungono innumerevoli ed immensi, precipitano il loro entusiasmo nelle scintille degli oceani risalenti, luoghi improvvisi vengono illuminati, organismi intensi diventano fiori evanescenti. L'evanescenza scorre, nell'apparenza si frastaglia in indefinite proposte vitali, ad ognuna trova un turbine come sede, arriva un lampo ad ingoiare tutto, lascia nel proprio amore un nuovo segno, una fonte preceduta dalla propria generazione. Dunque ci si riassorbe in pace, scorrendo nell'ombra, quasi di nascosto alla vita quotidiana. Quel che esula dalle proprie decisioni entra nel flusso apparente, riassorbendosi, scomponendosi, lasciandosi dietro scie d'entusiasmo. Ciò che è mantenuto in vita dalla propria od altrui volontà ,torreggia immoto, forse rallentato, in attesa di mutamenti, poiché " per sempre" qui non si è mai visto . Un certo tipo di agire, spesso automatico, crea l'illusoria credenza della esistenza di una realtà, percezione, nascosta, staccata, oscurata. Agire è molto frequente nella propria quotidianità , il mondo creato dall'umano, mondo di cose e simboli, è un mondo basato sull'agire, un agire che continua ad essere rinnovato da volontà pressochè automatiche. Dove non compare l'agire, il riassorbimento, nella sua incredibile complessità, appare. Appaiono intensissime manifestazioni di vita disgregate e disgreganti rispetto alla vita condizionata dall'agire In un certo senso le energie diventano salutari solo quando portano il sistema creato dall'agire alla disgregazione, ovvero lo conducono in ambienti ove l'Esistenza compone il senso , l'intelligenza, la sensibilità, non il proprio volere. In un certo senso si diventa Esistenza perdendo i propri voleri. Ciò che appare nella normalità è profondamente condizionato nella propria fisicità dal volere profondo che lo percepisce e agisce. Cessato quel volere, ciò che si è, comincia a scorrere come animato da una propria e indipendente vita. Il volere profondo non si oppone a nulla se viene equilibrato o se viene visto dalla esistenza su cui esso non può nulla. Torrenti ricolmi di entusiastica vita trascinano con sé gli orizzonti che vengono mischiati e rifluiti nello scintillio di impulsi irripetibili. Riequilibrare la volontà, l'ego, l'involucro, favorisce il manifestarsi della percezione di intensità talmente profonde e autocreatrici che rispetto alle intensità vissute nella normalità possono anche essere dette destabilizzanti, pericolose, folli.
23 settembre 2011
Tecnica impossibile
Se mai si potesse affermare l'esistenza di una tecnica di sviluppo della percezione profonda, e non lo si può né lo si deve affermare, si potrebbe dire che nella Percezione l'equilibrio è una sorta di ambiente amorevole a cui si è percettivamente capaci di accedere; amorevolezza implicherebbe che nessuna manifestazione, energia, emozione, reclamerebbe , in quell'ambiente, un ruolo speciale , ogni entità-evento saprebbe, vorrebbe, limitarsi ad esistere esclusivamente per quel che è poiché solamente attraverso quel limite potrebbe accedere ad una esistenza davvero intensa e sensata, in cui i propri limiti e la propria esistenza dotata di singolarità sarebbero esistenti e non attive allo stesso tempo.
23 settembre 2011
Scomposizione
Le cascate-esplosioni torrenziali di luci ovunque risalenti e discendenti si compattano a formare le entità e le entità, a loro volta, si scompattano, disgregano in modo del tutto naturale, in quelle torrenziali esplosioni di altre vite, a loro volta le altre vite cessano di manifestarsi dissolvendosi in intensità incredibili, le intensità incredibili si condensano nelle entità dotate di identità e in qualsiasi altra manifestazione, le quali, a loro volta si dissolvono in intensità così eccessive da risultare invisibili nella quotidianità. Le immagini, i colori, i suoni in cui identifichiamo l'esistenza, mutano negli orizzonti brulicanti di venti implosi, la mutazione viene però preceduta dalla manifestazione stessa di quegli orizzonti per cui, in realtà, non si ha mutazione se non nella narrazione. Nella realtà le entità esistenti, gli orizzonti, il dissolversi in indistinta intensità sono coincidenti e non identiche. Non è interessante essere particolarmente poetici e versati nel raccontare la percezione dell'apparente passaggio dalla percezione normale a quella della dissolvenza graduale delle forme identitarie e l'apparizione della dissolvenza-riassorbimento, è urgente dire che questi tipi di percezione, di vite, di esistenze, sono effettivamente vivibili e molto più sensatamente reali della vita quotidiana. L'urgenza è dovuta al fatto che la vita quotidiana è densamente affollata da apparizioni che conservano in modo eccessivo le forme della quotidianità, rendendole persistenti lungo tutto l'arco della vita. In realtà la vita quotidiana dovrebbe essere ugualmente affollata da percezioni di dislocamento della stessa in altre intensità, forme, suoni, sempre più scevre da caratterizzazioni individualistiche. Si cessa di associare al mutamento di una intensità la credenza del sorgere di una nuova identità. I mutamenti avvengono senza che agisca alcuna soggetto, quindi quel che muta resta indefinito e al tempo stesso estremamente definito nell'intensità. I mutamenti non vengono percepiti di per se stessi e neanche in un insieme di mutamenti generali. I mutamenti sono l'apparire contemporaneo del riassorbimento-dissolvenza e della soggettività. In pratica la presenza della scomposizione palese della realtà quotidiana sta a indicare il sopraggiungere della cessazione di qualsiasi desiderio di aspirare a una esistenza reale., scomporsi significa andare, o già esservi, oltre il possibile, ben oltre qualsiasi realtà o non realtà. Non accedere alla percezione della scomposizione durante il corso della vita quotidiana è un fenomeno naturale, continuamente rafforzato dalle indubbie umane dipendenze dai meccanismi del cibo, del respiro, dall'esistenza della nascita-vita-morte.In ogni caso tutto prima o poi si scompone, arricchendosi di comprensione, emozione, intelligenza, ma impoverendosi di individualità, di personalità.
23 settembre 2011
Presenza
Le scintille organiche cadono ovunque, fioccano, avvolgono le tempeste col loro amore. Nuvole di densità variabile pulsano nei corpi, li sparpagliano e flettono nelle correnti che scorrono in se stesse. I canali si formano in lenti passaggi fra i quali gli orizzonti saltano e risuonano, disturbano, edificano lagune assorte nell'alba. I canali dimenano strade argute, frugano e trovano menti dislocate , formano nature, cedono il passo a ciò che scorre, nessuno vuole il diritto del creatore. Si placa sulla riva l'amore di una giornata, la riva ha assorbito i vortici degli universi, un' emozione freme, nuove tensioni appaiono decise , quella decisione non è complicità, non è fantasia. Le mani si avvolgono in strani licheni, flotti di correnti si scambiano le intensità, i colori, corone di suoni ruotano, trasportano, risalgono, si allungano in vallate sterminate dove risuona un' assenza-presenza sconcertante .Nei miei occhi il tuo amore.
03 ottobre 2011 Equilibrio non umano
L'equilibrio, ovvero la non universalizzazione di alcuna attività, è un agire-non agire che va ben oltre il proprio se stesso, tramite l'equilibrio si ha a che fare con il percepibile non limitato da alcuna entità. Le entità in ogni caso ci sono ed agiscono riorientando qualsiasi percezione, ricostituendo i se stessi delle entità in modo del tutto automatico e naturale, universalizzano. L'agire-non agire dell'equilibrio in qualche modo integra la continua assunzione di nuovi limiti-automatici senza creare nuove opposizioni, ciò che, invece, le identità-ego-se-stessi normalmente fanno. Le opposizioni si concretizzano in azioni dell'ego-identità, o meglio in reazioni. L'equilibrio non ha a che fare con il se stesso né con l'involucro, l'equilibrio ci proietta immediatamente in una dimensione di non identità, di percezione attiva dell'agire identitario ma di non reazione con l'agire identitario stesso. Ciò che è impossibile definire è l'estensione dell'agire identitario poiché tale agire si propaga automaticamente creando infinite manifestazioni che erroneamente vengono scisse fra proprie dell'ego, altrui, fantasiose. Questa scissione è già una azione-reazione dell'ego che scindendo l'agire identitario in realtà lo riduce e non ne vede l'effettiva estensione, quindi, infine, non riconoscendolo, non può affrontarlo correttamente. La reazione dell'ego costruisce una nuova azione identitaria intrinsecamente limitata nella sua percezione. L'agire identitario, inteso come tendenza macroscopica presente in natura, non ha una identità legata ad alcun ego, in effetti l'ego di quell'agire è la reazione che in natura si ha a quell'agire identitario stesso sottoforma di sterminata generazione di forme d'esistenza identitarie. Tramite l'agire identitario si animano i fenomeni che vengono chiamati entità, un'entità che vive quell'agire senza generare nuove entità è una entità equilibrata, ma questo lo sa solo lei.
Le entità identitarie si espandono , come dire, generano, reagendo a se stesse. Quando l'agire identitario ha potentemente luogo in ciò che viene percepito come il proprio se stesso, involucro, bisogna lasciarlo agire, lasciare che l'azione identitaria agisca e reagisca a se stessa fin a che non cesserà di farlo. E' sorprendente vedere fin dove l'azione –reazione identitaria può estendersi. In questa estensione l'azione –reazione identitaria può sembrare del tutto coincidente col proprio ego che di fatto le fornisce energia ed emozioni. Si tratta di una sorta di tempesta emozionale da far passare, non da evitare o , peggio, analizzarla come sintomo di una nevrosi. L'attività creativa dell'agire identitario cessa e ricomincia in modo naturale, questo è l'equilibrio, Se le emozioni che quell'agire generano nel proprio sé non vengono alimentate in modo profondo, esse generano reazioni del tutto illusorie che cessano senza provocare alcuna conseguenza.. Bisogna sempre non illudersi con la credenza che ostacolare l'agire identitario sia possibile, tale agire scorre potente e inarrestabile, ostacolarlo vuol dire farne parte in modo duraturo ed estremamente attivo, lasciare che esso agisca su di se è inevitabile e può essere molto istruttivo anche se talvolta doloroso, e se si è capaci di lasciar che l'impeto emozionale di quell'agire si esaurisca da solo si comincia ad accedere a qualcosa di simile all'equilibrio, non il proprio equilibrio che non esiste, ma l'equilibrio presente in natura, almeno nella natura che viviamo come umani, anche se quell'equilibrio non rassomiglia proprio a niente di umano.
03 ottobre 2011 Non Identità
Gli aggregatori non interessati alla creazione dell' ego-identità, producono per il semplice fatto di esistere, la scomposizioni di forme identitarie in parti indipendenti e correlate che agiscono senza produrre alcun centro. Ogni piccola minuta manifestazione scorre senza centrare su se stessa alcuna attrazione, la presenza che esse manifestano rassomiglia alla visione di un paesaggio: la visione è globale, nessun elemento singolo è isolabile eccetto decadere dal riferimento al paesaggio. Si tratta di manifestazioni che non vivono in alcun paesaggio, vivono , si manifestano tramite intensità che assumono anche l'aspetto di immagini e suoni ma possono anche essere intensità non dotate di alcuna forma. Gli aggregatori non interessati alla identità possono essere loro stessi entità non identitarie, non dotate di ego, come possono essere identità dotate di ego, di un ego molto particolare, un ego a forte intensità relazionale capace di utilizzare intensi campi emozionali generanti manifestazioni in cui l'ego non solo non appare, ma ne viene percepita la dissolvenza. La percezione della dissolvenza dell'ego è un momento fondamentale nel riequilibrio dell'ego e dell'intero involucro. Molte entità hanno bisogno di interagire con altre entità per accedere loro stesse al dissolvimento della propria identità e al riequilibrio del proprio ego-involucro. D'altra parte nessuna entità esiste in una condizione realedi " se stesso"; la reale condizione delle entità è lo stato indefinibile del riassorbimento. Dire che le entità siano tutte connesse non è un errore ma è piuttosto banale. Le entità non solo sono connesse ma non esistono in modo indipendente poiché si manifestano al di di fuori e al di là di qualsiasi successione temporale. Non esiste un insieme in cui inserire le entità, per lo meno non esiste abbastanza a lungo da poter dire che esiste realmente. Esiste realmente, quell'insieme per parlarne nel rallentato vissuto quotidiano, naturalmente intendendolo come escamotage narrativo. Perdere e percepire la perdita dell'agire identitario implica l'accesso a manifestazioni più intense e veloci del solito, più appaganti in qualche modo, ma solo se sono libere di scorrere e non diventare memoria. Inoltre, accedendo al riequilibrio dell'ego, si comincia a percepire fin dove si spinge la interconnessione delle entità nella creazione delle identità. Le identità che si decompongono si rivelano essere di solito delle multi-identità –multi-stratificate e ogni strato identitario può svolgere allo stesso tempo la funzione di entità priva di ego-identità. Da questa breve narrazione scaturisce una visione dell'ego-identità così complessa, articolata e mutante da sfuggire a una semplice rappresentazione fisiologica riferibile ad alcuni chakra. In realtà ogni identità può fungere da chakra , centri di attività, per altre identità. Non esistono vere e proprie susumme poiché la fisiologia del riassorbimento prevede solo una indefinibile materia emozionale vivente totopotente che svolge tutti i ruoli, senza differenziarsi, anche se così può sembrare.
03 ottobre 2011 Aggregatori
Gli aggregatori scorrono incessantemente ovunque. Non è possibile non affrontare l'interazione che gli aggregatori inducono poichè gli aggregatori sono la stessa funzione creatrice e distruttrice di ogni individualità. Non esiste, per essere corretti, alcuna creazione e distruzione, esistono manifestazioni che si svolgono per nostra volontà, nonostante la nostra volontà, indipendentemente dalla nostra volontà. In ogni caso l'azione degli aggregatori apporta mutamenti, nuove manifestazioni. Gli aggregatori non sono entità particolari ma l'individualità stessa è un aggregatrice, qualsiasi entità è un'aggregatrice. Essere aggregatore è una funzione in quanto si tratta di un'attività che viene svolta da un'entità, precisamente per aggregatore si intende una entità che induce un'altra entità a reagire mutando il proprio modo di manifestarsi, ovvero cambiando la propria condizione emozionale-fisiologica. Gli aggregatori sono tutti gli esseri che mangiano, poiché mangiando alterano profondamente la manifestazione dell'essere di cui si nutrono, aggregatori sono i suoni -che sono entità dotate di vita propria-. così pure tutte le condizioni ambientali visibili e invisibili che inducono altri esseri a mutare significativamente la propria attività in un dato momento sono aggregatori. Le identità svolgono una potente funzione di aggregatore verso se stesse mediante i propri pensieri, immaginazioni, desideri, emozioni, bisogni. I pensieri, le immaginazioni, le emozioni, bisogni e desideri sono entità separate dalla identità anche se l'ego-identità, fintanto che si lascia assorbire esclusivamente dall'agire identitario, non può riconoscerne l'indipendenza. Si tratta di entità particolari che si attivano esclusivamente se stimolate dall'identità. In mancanza di tale attivazione esse non agiscono. Ciò non vuol dire che riconoscendo il modo di agire della funzione identitaria ci si può liberare dai bisogni, dai pensieri e dalle emozioni. Ci si libera esclusivamente dai bisogni, emozioni, ecc. che conducono a rafforzare, alimentare la funzione identitaria. Le altre funzioni relative ai bisogni, emozioni, ecc, continuano ad avvenire. E' molto interessante poter vivere stati emozionali non orientati in senso identitario, ma poterlo fare non è una scelta, è un processo naturale. Come esseri umani siamo costantemente avviluppati da entità il cui modo di interagire con noi stessi conduce a reazioni identitarie inevitabili. Se si riesce a cogliere prontamente lo svilupparsi dell'identità è possibile non essere dominati –bisogna essere ben presenti alla vastità del processo percettivo che può essere identitario e, al tempo stesso, dissolvente-riassorbente. Gli aggregatori possono indurre manifestazioni non identitarie, e questo modo di agire conduce naturalmente e inevitabilmente al riassorbimento. Gli aggregatori di identità in qualche modo si nutrono tramite l'interazione con gli ego-identità con cui interagiscono e che creano. Questo nutrimento interagisce con loro in modo diverso a seconda del tipo di interazione effettivamente indotta. Di quale nutrimento abbia effettivamente bisogno un aggregatore identitario è difficile dirlo. Un aggregatore identitario è una condizione dell'entità-vivente molto interattiva e non isolabile. I nostri stessi ego- identità sono densamente costituiti da una incredibile complessità di aggregatori identitari che interagiscono creando la nostra identità e quella dell'ambiente circostante. Quando si cominciano a percepire singolarmente gli aggregatori identitari spesso stiamo percependo un nostro stesso aggregatore anche se in effetti, lo stesso aggregatore può svolgere una funzione aggregante su milioni di esseri diversi. Percepire un aggregatore identitario conduce a una visione , intelligenza, della percezione in cui l'identità viene rapidamente riconosciuta per non essere altro che un aggregato di aggregati che dispongono di forme di esistenza assolutamente anche non identitarie. Riconoscere la profondità estrema dell'agire identitario umano è un fatto estremamente sofisticato che non può essere semplificato. La complessità dell'essere identitario umano è, a ragione, al di là della intelligenza dell'essere umano stesso. Infatti per sottrarsi all'assoluto condizionamento dell'agire identitario e comprenderne le infinite sottigliezze bisogna essere diventati non umani, ovvero bisogna già aver avuto accesso a quella strana cosa che è la fisiologia indifferente all'agire identitario.
03 ottobre 2011 Cieli turchesi
Luci ombratili solcano velocissime la membrana pulsante. Onde leggere plasmano per un attimo le praterie. A perdita d'occhi s'estende il volo, energia gelatinosa avvolge il sentimento.
Nelle ginocchia cola il primo sorriso. Le spalle si avvolgono di vapori sfumati, nel passaggio sciolgono, brusii sopraggiungono, contaminano. Altre menti riposano nelle ossa, sparpagliano note variopinte negli arcobaleni intestinali, fluttuano, si dirigono nel tracciare montagne marine che aspirano stelle. La traettoria dei gesti sembra precisa, riposo nel palmo della mano, sorrisi in qualche luogo, mangiato dalle luci, mutato dalle vegetazioni, terra per un attimo. Le pressioni si avvicinano, sono io che mi allontano, restano insieme , collaborano, nessuno è presente, volatili inanimati precedono l'agire, trecce paludose sono animate dal passaggio dell'erba. Vestigia d'insetti concretizzano squarci di stellati, lo sguardo rapido d'un cane indica la frattura dalla quale cola la fioriture di molteplici cuori, rilassati, in pace, impossibili nel calore. Un getto d'acqua illumina il cervello, lo lima, lo rende agile, infine lo adagia nella corrente, ora può solcare, membrana dopo membrana, i nodi, il sapore delle pelli, l'attrito lo tien sveglio, lampi malfermi gemono per la sorpresa. Cuori multipli pompano l'aria, tracciano scie di cartilagine squamata, la respiro, pronto per altri slanci. Le mani osservano immobili, i cani trotterellano, avvinghiati a creature elettroniche, mordono l'aria, innaffiano del loro amore l'atmosfera sanguigna. Le spinte si arruffano nei vortici. Nitide nel congiungersi attendono il risveglio, dimostrano presenze insospettate, nel ghiaccio solare attendono i propri tuoni. Nel canto delle mani si annida la presa. Si schiude il passato pressato da un'insolita decisione, luci turchesi decidono, abbracciano.
03 ottobre 2011 Volo
I lampi sbocciano dal petto, lo avvolgono, lo intessono d' intensità crescenti. Una fonte vegetale circonda la corrente lampeggiante, io, inginocchiato, vedo serpeggiare strisce vitali dentro il
mio corpo e da qui dirigersi all'esterno, lentamente mutare. Ora appare. Inconsistente, vola insieme, frana frastagliato sopra zolle erbose, bottoni di rugiada luccicante si dirigono in ordini
sovrapposti, chiamano conchiglie di vapori, si riassorbono nelle correnti successive, vive ed inesistenti come non mai. La figura accovacciata si nutre di luce, osserva la pelle volare, gli occhi
ritornare nel branco di bisonti d'acqua, lente carezze mi appoggiano negli oceani desertici. La fonte è intessuta delle mie costole, sorseggio i vapori delle gemme, ci baciamo. Rientro nel petto,
non più mio, ben cotto.
03 ottobre 2011 Tecnica impossibile
Se mai si potesse affermare l'esistenza di una tecnica di sviluppo della percezione profonda, e non lo si può né lo si deve affermare, si potrebbe dire che nella Percezione l'equilibrio è una sorta di ambiente amorevole a cui si è percettivamente capaci di accedere; amorevolezza implicherebbe che nessuna manifestazione, energia, emozione, reclamerebbe , in quell'ambiente, un ruolo speciale , ogni entità-evento saprebbe, vorrebbe, limitarsi ad esistere esclusivamente per quel che è poiché solamente attraverso quel limite potrebbe accedere ad una esistenza davvero intensa e sensata, in cui i propri limiti e la propria esistenza dotata di singolarità sarebbero esistenti e non attive allo stesso tempo.
03 ottobre 2011 Scomposizione
Le cascate-esplosioni torrenziali di luci ovunque risalenti e discendenti si compattano a formare le entità e le entità, a loro volta, si scompattano, disgregano in modo del tutto naturale, in quelle torrenziali esplosioni di altre vite, a loro volta le altre vite cessano di manifestarsi dissolvendosi in intensità incredibili, le intensità incredibili si condensano nelle entità dotate di identità e in qualsiasi altra manifestazione, le quali, a loro volta si dissolvono in intensità così eccessive da risultare invisibili nella quotidianità. Le immagini, i colori, i suoni in cui identifichiamo l'esistenza, mutano negli orizzonti brulicanti di venti implosi, la mutazione viene però preceduta dalla manifestazione stessa di quegli orizzonti per cui, in realtà, non si ha mutazione se non nella narrazione. Nella realtà le entità esistenti, gli orizzonti, il dissolversi in indistinta intensità sono coincidenti e non identiche. Non è interessante essere particolarmente poetici e versati nel raccontare la percezione dell'apparente passaggio dalla percezione normale a quella della dissolvenza graduale delle forme identitarie e l'apparizione della dissolvenza-riassorbimento, è urgente dire che questi tipi di percezione, di vite, di esistenze, sono effettivamente vivibili e molto più sensatamente reali della vita quotidiana. L'urgenza è dovuta al fatto che la vita quotidiana è densamente affollata da apparizioni che conservano in modo eccessivo le forme della quotidianità, rendendole persistenti lungo tutto l'arco della vita. In realtà la vita quotidiana dovrebbe essere ugualmente affollata da percezioni di dislocamento della stessa in altre intensità, forme, suoni, sempre più scevre da caratterizzazioni individualistiche. Si cessa di associare al mutamento di una intensità la credenza del sorgere di una nuova identità. I mutamenti avvengono senza che agisca alcuna soggetto, quindi quel che muta resta indefinito e al tempo stesso estremamente definito nell'intensità. I mutamenti non vengono percepiti di per se stessi e neanche in un insieme di mutamenti generali. I mutamenti sono l'apparire contemporaneo del riassorbimento-dissolvenza e della soggettività. In pratica la presenza della scomposizione palese della realtà quotidiana sta a indicare il sopraggiungere della cessazione di qualsiasi desiderio di aspirare a una esistenza reale., scomporsi significa andare, o già esservi, oltre il possibile, ben oltre qualsiasi realtà o non realtà. Non accedere alla percezione della scomposizione durante il corso della vita quotidiana è un fenomeno naturale, continuamente rafforzato dalle indubbie umane dipendenze dai meccanismi del cibo, del respiro, dall'esistenza della nascita-vita-morte.In ogni caso tutto prima o poi si scompone, arricchendosi di comprensione, emozione, intelligenza, ma impoverendosi di individualità, di personalità.
03 ottobre 2011 Presenza
Le scintille organiche cadono ovunque, fioccano, avvolgono le tempeste col loro amore. Nuvole di densità variabile pulsano nei corpi, li sparpagliano e flettono nelle correnti che scorrono in se stesse. I canali si formano in lenti passaggi fra i quali gli orizzonti saltano e risuonano, disturbano, edificano lagune assorte nell'alba. I canali dimenano strade argute, frugano e trovano menti dislocate , formano nature, cedono il passo a ciò che scorre, nessuno vuole il diritto del creatore. Si placa sulla riva l'amore di una giornata, la riva ha assorbito i vortici degli universi, un' emozione freme, nuove tensioni appaiono decise , quella decisione non è complicità, non è fantasia. Le mani si avvolgono in strani licheni, flotti di correnti si scambiano le intensità, i colori, corone di suoni ruotano, trasportano, risalgono, si allungano in vallate sterminate dove risuona un' assenza-presenza sconcertante .Nei miei occhi il tuo amore.
03 ottobre 2011 Normalità
Le pareti si aprono. Scaglie di salsedine variopinta tracciano solchi affollati di vita. Griglie di orizzonti sopraggiungono innumerevoli ed immensi, precipitano il loro entusiasmo nelle scintille degli oceani risalenti, luoghi improvvisi vengono illuminati, organismi intensi diventano fiori evanescenti. L'evanescenza scorre, nell'apparenza si frastaglia in indefinite proposte vitali, ad ognuna trova un turbine come sede, arriva un lampo ad ingoiare tutto, lascia nel proprio amore un nuovo segno, una fonte preceduta dalla propria generazione. Dunque ci si riassorbe in pace, scorrendo nell'ombra, quasi di nascosto alla vita quotidiana. Quel che esula dalle proprie decisioni entra nel flusso apparente, riassorbendosi, scomponendosi, lasciandosi dietro scie d'entusiasmo. Ciò che è mantenuto in vita dalla propria od altrui volontà ,torreggia immoto, forse rallentato, in attesa di mutamenti, poiché " per sempre" qui non si è mai visto . Un certo tipo di agire, spesso automatico, crea l'illusoria credenza della esistenza di una realtà, percezione, nascosta, staccata, oscurata. Agire è molto frequente nella propria quotidianità , il mondo creato dall'umano, mondo di cose e simboli, è un mondo basato sull'agire, un agire che continua ad essere rinnovato da volontà pressochè automatiche. Dove non compare l'agire, il riassorbimento, nella sua incredibile complessità, appare. Appaiono intensissime manifestazioni di vita disgregate e disgreganti rispetto alla vita condizionata dall'agire In un certo senso le energie diventano salutari solo quando portano il sistema creato dall'agire alla disgregazione, ovvero lo conducono in ambienti ove l'Esistenza compone il senso , l'intelligenza, la sensibilità, non il proprio volere. In un certo senso si diventa Esistenza perdendo i propri voleri. Ciò che appare nella normalità è profondamente condizionato nella propria fisicità dal volere profondo che lo percepisce e agisce. Cessato quel volere, ciò che si è, comincia a scorrere come animato da una propria e indipendente vita. Il volere profondo non si oppone a nulla se viene equilibrato o se viene visto dalla esistenza su cui esso non può nulla. Torrenti ricolmi di entusiastica vita trascinano con sé gli orizzonti che vengono mischiati e rifluiti nello scintillio di impulsi irripetibili. Riequilibrare la volontà, l'ego, l'involucro, favorisce il manifestarsi della percezione di intensità talmente profonde e autocreatrici che rispetto alle intensità vissute nella normalità possono anche essere dette destabilizzanti, pericolose, folli.
07 ottobre 2011 Ora
Solare. Sole scomposto, mani, restare, fluire, animare il vento, morbido, accarezzare, il colore del corpo mentre svanisce, gli occhi respirano e illuminano, amarti, osservare il cuore brillare, moltiplicare nel tuo silenzio, accorrere, risalire i passi, condurre fra ombre , disporsi , baciare mentre tutto sfugge, respirare all'incontrario, ondularsi nella mareggiata, prenderti nella pelle, nessuna unione da sfuggire. Unirsi alla natura, piegarsi fra le rocce, cancellarsi con la sabbia, luccicare fuori dall'attesa, rinominarsi, dentro il mare affidarsi alla vita, fuori, nelle colline, animali rigano le guance, densa schiuma scuote, ero già lì prima d'esserci. Ora.
07 ottobre 2011 Ultima fila
Mi trattieni pur volendo essere guidato lontano da qui. Cerchi un corpo e te lo do. Vuoi cibo, lascio il mio per te. Una lunghissima fila di affamati si stringe tutt'intorno, trova nutrimento e va altrove, per risplendere, farsi trasportare, cessare. Ma qua tornano, si assiepano, rumoreggiano spesso, ma non sono i primi nella fila, anzi costituiscono l'ultima fila rimasta. Comunque un volto lo trovano, un tuono, della luce, un calore e una breve sosta nella preziosa laguna. I cuori irrisolti premono contro se stessi, restano sommersi , aggrappati alla propria forma, con affetto decidono di precipitare. Il nulla si erge e fa tremare il loro ritorno, mi chiedono di narrarlo così da comprendere la forma. Il sole scivola via mentre graffio la pietra. L'ombra capisce, abbaia furtiva, decide , scaturisce un gesto, qualcuno decide che sia un tratto invisibile. Eppure la terra è schizzata ovunque.. Riposo, domani, se vogliono, ripasseranno.
07 ottobre 2011 Liquido
Milioni di cuori pulsano fra le cascate intensive, primule tremano sotto la pelle, flotti di luci risalgono, si appoggiano accarezzando il ventre, il sole, il sole guarda, nutre stormi di cadenti , si addensa e ruota, smaglia la vita delle pareti carnose, suoni e ancora suoni.
Uno strano ingombro si avvicina, vorrebbe parlare, non potendo sfonda le pareti, si ciba di quel che trova, non per piacere, non per amore, ma perchè lacerato dal dolore di una separazione irrecuperabile. Il cibo non manca, si autogenera nella fucina, la fonte vibra in un lago raddensatosi nel proprio riflesso, l'albero si appoggia su se stesso, fiorisce nella vista del cielo, ghiaccio per l'entusiasmo, respiro , finalmente ininterrotto. Il cibo fluisce, loro si nutrono, ricominciano a circolare urtando nei canali, sconquassati, alla fine divorati loro stessi. Sorge un altro giorno, l'alba degli stomaci terrestri si interrompe un attimo prima del sorgere, si scioglie sorgendo, evapora, multicolore, felice di essudare in fiori gravati da bianche chiome, terminare, ricomporre, la reazione non tarderà il fremito. Lo slancio si placa nei tendini, compatti si inseriscono nella corsa, le cadute frantumano per attimi le caviglie e niente va evitato. Rialzarsi, cogliere un tessuto d'aria, volare sull'erba, appoggiarsi nel calore della rugiada quasi ghiacciata. Il canto si compone di esplosioni fiorite e di prati appena accennati, il piede li sfiora, le mani affondano altrove, si decide di non temere l'incubo appena giunto, che abbia la sua vittoria. Non è una regola, neanche amore. Semplicemente l'agire di un respiro che si placa per sempre, nell'impossibile gelatina dell'alba artica.
E' incredibile fino che punto tutto sia vivo e fino a che punto quella vita non sia mai come uno se l'aspetta. Non si può contemplare il vuoto e giudicarti, ti abbraccio, mi accogli e mi dimentico. Una unica faccia ancora compare, fugace bagliore, poi i tessuti dischiudono i loro segreti, mi adagio, in un'apparente attesa, qualcosa mi divora l'energia scioglie le gambe, nuovi canali tentacolari si tuffano nella chioma della tempesta di gioia.
Nel canale scorre un liquido denso, lo fisso mentre quello mi esplode in tutte le direzioni, con dolcezza, lasciandomi colare, goccia dopo goccia, fra le montagne deserte, altissime. Il freddo è già arrivato, si nutre della luce, in quella luce si specchia il denso liquido. Il canale intanto è diventato un cuore d'una stella, orbita fra pori microscopici, traccia il cielo, dirige il flusso del liquido. Io guardo il liquido che guarda l'impossibile e vi sprofondo, aggrappato al liquido ancora mantengo una morbidezza fluida, filtro tra i pulviscoli emozionali, da tempo infinito non sono più io. Nel liquido i luoghi non cessano di riprodursi, canto da entrambi le parte, quasi fosse troppo tardi.
01 Novembre 2011 Correnti
Si è mosso. Risalgono spingendo in basso, lanciando verso l' alto situato altrove, il vento distribuisce
ovunque, isole pulsanti accorrono, il suono diventa luminoso. Il cuore tocca il suo vapore, diffonde gli
ultimi tocchi, poi libera tutto, diffonde, comprende, si lancia fra le montagne, i rami del sole, brulicare di
cascate intensive. Si apre più volte, ci si condensa nella manifestazione. Orbite ritmate in ogni istante,
ovunque. L'abbraccio dura, respira.
01 Novembre 2011 TEnsioni, ancora
Le tensioni sono canali d'intensità come pure sono intensità diffusa come pure molti canali d'intensità e
intensità diffusa allo stesso tempo. I canali non sono l'unico modo in cui ancora si percepisce il luogo
dell'intensità, quell'intensità che è pure una tensione non crea una definita percezione e una definita
fisiologia anche se può, la tensione, essere interpretata come una sorta di condizione fisiologica al limite
della dissolvenza. Quando l'ego non vincola più la percezione, cessa di esistere un solo ed unico luogo o
complesso di organismi in cui qualcosa avviene. Si ha allo steso tempo la percezione e di canali
d'intensità e di correnti in espansione e di intensissima tensione diffusa. Si tratta di sottili forme del
percepire al limite del riassorbimento, non bisogna legarsi ad esse come ad un essere definibile e
conoscibile, la loro presenza acquista un senso non in queste parole ma se vissute insieme al
riassorbimento. In senso stretto, quelle correnti, tensioni, sono altro dalla percezione stessa.
01 Novembre 2011 Mareggiate
Le luci non controllano più la strada. Fiocchi fluorescenti colano , l'aria risale , gli alberi risplendono dei
propri cuori. L'amore si espande ,nessuna incertezza, mani s'intrecciano. Il cuore si immerge in corone di
luce, lascia il suo impulso ,scompone il tatto, cuore dopo cuore giunge nel lago. I fiori si mischiano alla
vegetazione, tutto brilla, brilla con molti aspetti. La sabbia assorbe. Sospesi nella nebbia mattutina, veli
armonici, impassibili, di fronte ai tuoni, planano; mareggiata di lampi, alcune mani asciugano la palude
appena ricomposta.
01 Novembre 2011 Domani
Il sole mi prende vicino, riempie gli occhi di dolcezza, affronta il cuore ogni mattino, osserva le lacrime
fermarsi. Solcando le onde del magma si produce nuova ora, priva di tempesta, densa di volatili nervosi.
La pioggia si alza in volo, plana sulla pelle, fragili movimenti affossano, una colonna di luci vorticose si
alza dagli occhi, si fonde col sole. Troppe tempeste squarciano le pelli. Osservare il pasto incompleto,
abbandonato, fluttua sulle acque melmose. Dalla laguna si leva il vento, nel silenzio anima i branchi,
ognuno si dirige e affonda nel punto prestabilito. Il cuore si salda con la testa, pulsa tutt'intorno la felicità
propria del magma, stormi di farfalle fioriscono sulle palpebre. Ho voluto aspettarti, ho trovato correnti
amichevoli, davanti al cuore si è fermato.
01 Novembre 2011 Inondazioni
I germogli corrono, annusano l'aria ancora presente, filtrano l'acqua, ansiosi del gelo. Scintille vegetali premono con insistenza, nutrono i fondali degli oceani, ottengono. Una fonte di calore transita velocemente, ragnatele gravitano, delicate, sugli involucri. I suoni arrivano in anticipo, prendono i veli delle membrane li scuotono, fin quando non si risvegliano i venti sopiti. Ritmi delicati brulicano nelle ossa, un pianeta dopo un altro germoglia, attimi impercettibili di abbracci afferrano, donano l'amore necessario a una vita fugace. A volte il dolore è il segnale atteso dai germogli, ne riconoscono le brezza, quindi agiscono, disvelano organi appena abbozzati, coprono le assenze con nuove fonti, dissipano ogni memoria. Nel profondo della terra un calore insospettato fa maturare le stagioni. Le stelle baciano le zolle, i fremiti sono i respiri, fin quando l'acqua risuona di gioia. Fonti invisibili si attivano ovunque, il tempo non le disturba, irrigano l'evanescenza dei torrenti marini, delle esplosioni solitarie , immote. Aree prive di immaginazione inondano territori sommersi, rendono fertili gli impulsi, cantano frasi lampeggianti.
01 Novembre 2011 Velo
Le onde ripuliscono il velo dalla patina gelatinosa. Insistono le maree, trascinano correnti rotte, tentativi di ricomposizione, urgenza . Nei tessuti il vapore suda senza sosta, prende lo scorrere del fluido, lo dirige all'uscita. Nel cadere sprigiona un immenso volume, imbriglia tuoni lampeggianti, rifrange il colore precedendo le tonalità. Si placa. Attimi di pressione intensificano la presa, coni di luce intermittenti si affacciano, rendono morbide le foglie. Il sole, l'oscurità, il vento, l'aria, denudano, definito in un seme tremante, rifletti, sfuggi veloce nel turbine di colori in formazione.
01 Novembre 2011 Alberi fluviali
Gli alberi emettono rapida vita, il tempo è così fragile da essere appena un accenno, il tentativo d'amore
appare debole, la consistenza del tuo petto un attimo, ora svanisce , ritorna una cascata di luce notturna,
ricompone il canto, il ritmo ancora indugia con noi il desiderio di unirsi con l'acqua scroscia nella mente,
alberi fluviali sorvolano il corpo, un ombra instabile. Tuniche umide, rigogliose di fonti gentili,
avvolgono la crescita, si avvicinano sulla superfice oleosa innumerevoli presenze. Si seguono tracce,
rilasciano strie di vita, brillano lungamente, scambiano natura, mutano l'essere, raggiungono, si fanno
trascinare lontano, senza mai allontanarsi da qui. Gli alberi fluviali affondano nei soli, anticipano i corpi.
01 Novembre 2011 Precedere
Viaggiano su tremolii luccicanti, attimo di integrazione, intrisa della delicata energia floreale, il cuore si
libera facilmente, si distanzia, precede. Il calore sorride, attende.
TI ho cercato, nel vento , fra le costole, nel cavo del diaframma. Respiro, tranquillo, placato dalla ghiaia
ai piedi degli alberi, mi hanno accettato, scavato nel petto, ti ho incontrato scendendo nell'aria, mattina
travolgente nel cielo, neve ovunque.. Sembra il cielo dentro il quale vivo. Eppure si discioglie lentamente,
passo dopo passo, friabile al tatto.
01 Novembre 2011 Separazione
La percezione può essere vista come un modo , una forma, o la vera forma, di integrazione con
l'ambiente, tenendo presente che l'integrazione fra l'assenza di soggetti e l'ambiente genera la percezione
propriamente detta. Quest'ultima percezione assorbe la percezione dell'ego che si vive come essere
separato dall'ambiente e l'ambiente stesso visto come ente separato. Ciò che ne scaturisce è qualcosa che
marginalmente ha anche a che fare con l'ego e l'ambiente visto come ente separato ma che per lo più si
trova altrove che nella separazione.
La percezione che genera la separazione genera anche un ambiente che sembra drasticamente separato
dall'ego, tale ambiente dispone di una certa naturale opposizione e aggressività verso l'ego. L'ambiente
prodotto dalla percezione separatrice è per sua stessa natura attivamente operante nell'ostacolare il fluire
delle percezioni non-separatrici, tale operazione consiste nella produzione di immagini, suoni, emozioni,
stimoli fisici, mentali di dimensioni microscopiche, quasi completamente scollegati da qualsiasi contesto
vitale. Lo stesso ego può essere identificato in quest'ultima descrizione. Il segreto della percezione
separatrice sta nella produzione di una realtà che appare immensa e completamente separata nelle sue
infinite parti.
Ogni parte galleggia e vive staccata completamente dalle altre in una immensità che non può essere
vissuta in modo empatico. Ogni parte sta di fronte alle altre in modo attonito, intimorito, con un
irrimediabile sentore di privazione, incapacità, inadeguatezza.
Nonostante l'iperattivismo dell'ego-separazione, l'ego stesso vive immerso in una dinamica di correnti
tensionali ai quali non sfugge. All'interno dell'ego quelle correnti si manifestano sotto forma di
emozioni, visioni, sensorialità diffusa di difficile definizione. Le emozioni e la sensorialità diffusa
rendono sopportabile l'azione dell'ego, del resto entrambe sono il risultato della incessante azione
separatrice egoica che tenta di modularle in base alle proprie esigenze. Tale modulazione non è così
perfettamente chiusa e separante, se lo fosse l'ego semplicemente morirebbe poiché si staccherebbe del
tutto da correnti tensionali indispensabili per percepire l'effetto vita. In effetti le emozioni, la sensorialità
diffusa, le visioni, possono sfuggire alla determinazione dell'ego e ritrasformarsi in una sorta di canali
tensionali su cui l'ego non può agire. Quella trasformazione è un processo naturale in cui prima o poi
entra ogni essere detto vivente in modo consapevole. In ogni caso l'ego non cessa la sua automatica
produzione di realtà separate e separanti dalle correnti tensionali. Questo è un fatto cui in particolar modo
in contesti urbani non si sfugge, e bisogna imparare a sopportare ed evitare il panico che insorge
all'interno della gabbia mentale umana. In tale gabbia si è sospinti dalla continua separazione operata
dall'ego verso la ricerca di intensità emozionali purtroppo a loro volta generanti separazioni. Le intensità
emozionali che non generano separazione sono difficili da riconoscere e accettare per le conseguenze che
esse stesse implicano. Chi conosce bene l'amore può ben intuire di cosa si stia parlando. Le correnti
tensionali non riunificano le separazioni operate dall'ego poiché quelle separazioni non esistono, quindi
non esiste niente da unificare, o, altrimenti detto, unificare due separazioni vuol dire operare una nuova
separazione. Le correnti tensionali non creano e non separano, si riassorbono e basta mentre si
manifestano.
03 Novembre 2011 Respirazione
Esistono almeno due respirazioni, movimenti energetici, movimenti in senso stretto, fondamentali sul
pianeta terra e nell'essere umano.
Il primo movimento, respirazione, è il movimento dell'assorbire energia e del disperderla riemettendola,
questo è il movimento respiratorio della corsa, delle intense attività fisiche, di molti processi fisici e
chimici non umani. Come movimento respiratorio esso è ottimo per irraggiare l'energia che convoglia il
respiro nelle profondità dell'organismo, nelle ossa, nel sistema nervoso.
Il secondo movimento è un movimento simile alla pressione: tramite il respiro e l'azione muscolare si
esercita pressione all'interno del corpo, tale energia-pressione modifica in modo estremamente benefico
l'intera struttura corporea, rendendola più resistente, percettiva e flessibile e non ego-centrata. Anche nel
sistema pianeta tale energia-pressione lavora incessantemente stabilendo le strutture energetiche portanti
della vita stessa, letteralmente crea nuovi organismi. La terra può essere definita come il pianeta in cui la
vita assume la forma dominante dell'acqua. E' tramite la possibilità di esercitare pressione sul sistema
terra che l'acqua ha potuto generare la vita e utilizzare i suoi molteplici movimenti simili alla
respirazione stessa. In definitiva il movimento di assunzione ed emissione di intensità e il movimento di
compressione dell'intensità sono movimenti generatori di ambienti vitali. Una intensità capace di
esercitare la propria azione su un'altra intensità diffondendosi al suo interno e modificandola in modo
sostanziale, sulla terra e nel corpo umano si traduce in azione di pressione controllata verso l'interno .La
pressione si esercita sulla intensità del respiro e sulla circolazione del respiro. E' fondamentale una grande
cura e attenzione per la creazione-mantenimento di un'ottimale circolazione respiratoria, su cui esercitare
la pressione.
08 Novembre 2011 Respiro
Il fluido si propaga ancor prima. Contatti , fragilità acquose, dissetarsi nel cuore. Nel punto d'equilibrio si spegne l'intensità, cade l'azione, la vita prende il sopravvento . I delicati contorni che tratteggiano la spiaggia affondano nel tuo sguardo, morbido braccio avvolge, ama, prende le correnti nel fluido, scioglie le mani in vortici di lumi burrascosi, gioviali. Le maree si incontrano, scorrono una lungo l'altra, in parte si uniscono e mischiano, una pressione precisa si condensa dal loro contatto, trasuda nuova vita, stormi di creature si librano nei venti indecisi. Scintille nuotano lungo i solchi delle maree annodate, fronde ghiacciate si lasciano toccare e poi afferrano, tendono verso il cuore, offrono immagini come promesse e certezze. Vite torrenziali, vorticanti, si addensano, premono delicatamente all'interno di contatti estesi anche se appena percettibili. I contatti sono ondate impetuose all'interno della eterna laguna, notturna, sorridente, illuminata dall'intensità dei cuori. Le ondate si generano dall'interno della laguna e moltiplicano le presenze desiderose di fremere, appoggiarsi nei venti, disperdersi in traettorie rarefatte. I segreti sono svelati dal semplice apparire, la semplicità dell'apparire brilla lungo il greto del fiume all'alba, brilla nei sottili precorsi luminosi che scorrono lungo le fronde schiumose dei salici. Con l'apparire la semplicità diventa l'impercettibile presenza che ti precede e mi affonda nelle acque gonfie di aria in cui si avvolgono le mani, afferrate dalle tue, invisibili e presto dimenticate. Il ritmo della presenza abbracia le visioni. Ovunque tu sia.
14 Novembre 2011 Reticolati
Nella natura i reticolati di esistenza, di energia-intensità, sono diffusi interconnessi, continuamente
modulati. I reticolati possono sembrare contemporaneamente spaziali, per via del loro apparente
estendersi, o temporali, in quanto possono essere percepiti come forme di modulazione che durano-
talvolta modulazioni istantanee. Ogni minima variazione d'intensità crea una entità orientata nel senso di
quella intensità. Di solito sono interi reticolati d'intensità a creare con il loro semplice apparire ed
esistere, miriadi di esseri orientati. L'orientamento di una entità è responsabile dei comportamenti
inevitabili ed automatici di quella entità. L'orientamento di una entità è qualcosa di estremamente
complesso poiché ogni entità è effettivamente interconnessa con ogni possibile intensità. Ogni
interconnessione genera un orientamento, l' entità non è altro che l'emergere degli orientamenti, il loro
agire, il loro riassorbirsi. Spesso esiste quel che appare essere un orientamento principale, alcuni esempi
di orientamento principale sono la tendenza a dover assumere alimenti, a dover respirare, sviluppare
calore, a essere dotato di moto, ecc.
Oltre agli orientamenti più ovvi si possono manifestare, altri orientamenti, lo scorrere e incontrarsi e
influenzarsi dei reticolati prima o poi si rende manifesto. L'apparire degli orientamenti ed il loro
riconoscimento da parte di una qualche entità determina le interconnessioni che la stessa identità genera.
L'entità può anche non generare nuove interconnessioni ma indebolire , consumare, riassorbire quelle da
cui è composta.
L'essere umano è, strettamente in riferimento alla percezione di essere umano, una entità particolarmente
orientata verso l'esistenza all'interno di intensità deboli.
Ciò vuol dire che le emozioni le conosciamo nel loro aspetto intensivo fragile e delicato dei sentimenti,
le nostre energie interiori sono estremamente deboli e necessitano, per la loro esistenza, di numerose
connessioni intermedie fra se stesse e le intensità intensive quali quelle delle stelle e quelle invisibili. Le
intensità intermedie per l'essere umano sono quelle che noi chiamiamo aria, acqua, terra, fuoco, vento.
Tutto ciò che, banalmente parlando va, in senso micro e macroscopico, oltre quelle cinque classiche
entità, rappresenta una intensità eccessiva per la percezione umana ordinaria. Se la dinamica terrestre di
quelle cinque entità viene alterata in modo estraneo alla dinamica terrestre, ovvero tramite l'immissione o
la sottrazione eccessiva di quelle cinque entità, la percezione umana non può che soffrirne. Le nostre
capacità di rappresentazione tramite immagini e suoni si muovono lungo i limiti della percezione umana
di quegli elementi. Non esiste la capacità effettiva di rappresentare intensità non deboli come quelle
invisibili poiché non disponiamo di alcun reticolato in diretta connessione fra il nostro essere umano e
quelle intensità. Uscendo al di fuori del reticolato umano si accede alle intensità invisibili e ai reticolati
invisibili anche se chiaramente percepibili, ma poi ci manca la possibilità di comunicarle empaticamente,
emozionalmente ai propri vicini.
Uscire dal reticolato umano implica il risveglio del riassorbimento, quel risveglio muta l'intera struttura
del reticolato umano in modo profondo ma invisibile, in un modo che appartiene al dominio della più
completa soggettività e del silenzio, in pratica non se ne può parlare e, anzi, si deve diffidare di chiunque
sostenga di aver acquisito qualcosa che lo rende migliore in virtù di un presunto risveglio.
Tutto ciò che va oltre la percezione ordinaria, per esempio la struttura dell'atomo, l'esistenza dei microbi,
la vita cellulare, l'astrofisica, può essere compreso correttamente solamente se vi si arriva
percettivamente, attraverso le varie reti di entità che intercorrono tra la ordinaria dimensione umana e
l'ordinaria dimensione di esistenza delle stelle, cellule, eccetera. Qualsiasi altro metodo di conoscenza
delle dimensioni di esistenza al di là della percezione ordinaria umana che esuli dalla via percettiva è un
metodo conoscitivo vago, incompleto, fuorviante anche se può fornire risultati spettacolari e potere.
Ovviamente la dimensione percettiva umana ordinaria è un orientamento percettivo molto complesso.
La terra, l'aria, il fuoco, il vento, se visti, percepiti non attraverso la percezione ordinaria umana,
appaiono essere qualcos'altro che vento, terra, ecc.
16 Novembre 2011 Primo ritorno
Il gelo afferra la dimora, scioglie nella paglia il suo calore, affonda nel cuore un canto spregiudicato, lucide mani frugano negli occhi, amore dopo amore prepara i fiori, giunti con la nuova brina per intessere il vento, docili collari di smeraldo appoggiati nella neve fioriscono, tulipani in fiamme lanciano schegge morbide nell'orizzonte gelatinoso, affonda nell'emerge una precipitosa corrente di tornadi.
Le valli germogliano fra i cuori itineranti, la densità attraversa se stessa fino a liquefarsi, ampliarsi, avvolgersi nei precipizi innevati, calanche fluttuanti nei venti, archi di meteoriti stringono e sudano attorno i cuori. Germogli d'insetti bruciano, invisibili, disseccano soli, assorbono luci mai viste, tempeste incolori incalzano ogni attimo, rimuovono l'attesa, non esistono, richiamano per disperdersi, si annidano nel contatto, sparsi tra fili d'erba, colti dall'alba, pianeta dopo pianeta.
20 Novembre 2011 Secondo ritorno
Il calore inonda il petto, affonda nel cuore, rami affusolati sollevano il volo fra le scintille incolori, l'umidità placa la speranza. La schiena sprofonda nel respiro, la tensione dell'aria guida nella risalita, poi nella corsa, un breve precipitare tinge l'orizzonte, sfalda. Una quiete inumana, inodore, non vista, pulsa con intensità, evapora debolmente, nitida, costante.
Ogni entità esercita "automaticamente", per via della sua sofisticata articolazione, una pressione fra le sue parti. È' la modulazione di tale pressione che ne determina le caratteristiche materiche principali, quali la visibilità o l'invisibilità, la liquidità, carnosità, legnosità. Non si tratta di una pressione forte, facilmente misurabile, ma di una lievissima forma di pressione dinamica, ovvero ogni parte della entità riceve dalle e trasmette alle altre parti delicate intensità di pressione. Esiste una vera e propria rete di pressioni interne alla entità che preesiste e conduce alla definizione delle parti stesse. Le intensità-elementi fondamentali di ogni entità emettono e ricevono naturalmente pressioni dinamiche con le quali integrano e si integrano in nuovi reticolati che spesso prendono l'aspetto di entità definite. Le intensità-elementi fondamentali sono molte cose assieme, sono assolutamente non concettualizzabili, se ne potrebbe dire di tutto e l'incontrario senza sbagliare……basta tener presente che quelle intensità sono al tempo stesso pressioni dinamiche, non sussiste la possibilità di trattare gli elementi come soggettività che a un certo momento decidono di agire in un certo modo.
I reticolati di pressione determinano la capacità di integrarsi con più o meno facilità nella natura, più quelle pressioni sono deboli, più le entità appaiono alla percezione umana ordinaria sofisticate ed "evolute", mentre in realtà si tratta di entità che hanno grossissime difficoltà ad integrarsi con i reticolati naturali. Via via che le entità sono capaci di aumentare la pressione interna, in modo controintuitivo rispetto alla percezione umana ordinaria, si accresce la loro capacità di integrazione nella natura, aumenta la loro capacità di connettersi direttamente ad intensità "forti" ed invisibili. Il senso dell'aumento di pressione interna che si pratica nello hatha-yoga, se capito correttamente, serve proprio a modificare la propria pressione in vista di un più naturale e integrato vivere percettivo.
23 Novembre 2011 Terzo ritorno
Fra le luci dormienti il calore prende il petto, il sole scivola lungo le costole, si incanala nel ghiaccio, un
liquido tremito giunge nelle mani. I venti rimontano lo spazio, si articolano nuove volontà in molte
direzioni, torrenti collassano in ogni piega, il freddo giunge dai polmoni, riscaldato, dilatato, altre
membra si sono unite, membrane fluttuano, creano improvvise direzioni. Un atto irriconoscibile si è
composto e riassorbito, sulla riva della spiaggia invernale i prati si tuffano nella salsedine, il vento
ghiacciato si asciuga sulla mia fronte, le carni inghiottono onde fiorenti, creature invisibili brillano più
delle stelle. L'alba piega la tettoia nel vento, manti di ombre si cibano di denso silenzio. Frusciano le
strade volatili della bruma mattutina, si ricopre di odori intimi il percorso della luce. Dopo il primo
incontro gli eventi vengono preceduti.
L'attenzione, concentrazione diffusa, può affrontare, percepire, manifestazioni non vincolate alla
individuazione, alla unicità, alla logica di causa-effetto. Quando le immagini sono troppo numerose per
essere percepite singolarmente, i suoni e tutti gli altri stimoli giungono in modo eccessivamente
numeroso per essere riconosciuti in qualche forma precisa; se si riesce a svincolarsi dalla necessità
interiore, psicologica, del preciso riconoscimento di una qualche presenza, allora si può eventualmente
accedere alla percezione di una manifestazione non individualizzabile, priva di soggetto, oggetto e,
apparentemente anche di senso: la percezione resta comunque viva in tutta la sua intensità. Non si tratta in
una percezione compiuta in sé, si tratta di una percezione che resta aperta ed operante in molte altre, come
dire, direzioni; si tratta di una percezione dotata della capacità di fluire nel manifestarsi, estranea ad ogni
utilizzo egoico. Quella percezione riequilibria la propria struttura, tendendo a cessarne gli automatismi.
Se poi quel percepire del manifestarsi non individualizzato esercita in modo costante il suo influsso
riequilibrante, allora la struttura riequilibrata stimola a sua volta la costanza di quel percepire, la propria
struttura comincia ad assumere percezioni e fisiologie che non le sono proprie nel senso dell'ego,
piuttosto sono variabili manifestazioni del flusso del manifestarsi. L'ego resta presente, i suoi
automatismi sono una manifestazione ineludibile ma non vincolante.
Quando i sensi ordinari non vengono univocamente collegati a un determinato stimolo, i reticolati di
pressione di cui siamo composti e che scorrono ovunque e che sono l'ovunque, diventano più presenti
per la percezione, in particolare rivelano la loro ramificazione articolata di cui la propria struttura non è
che un episodio. Ramificarsi, per il reticolato di pressioni, vuol dire rivelare altre manifestazioni, altre
entità, riassorbirsi. Come possa l'apparente svilupparsi di reticolati di pressione condurre al
riassorbimento è percepibile solamente in un percepire non vincolato alla necessità di identificazione. Le
micropressioni che costituiscono e sono il manifestarsi della natura e oltre, sono l'aspetto fisiologico
delle intensità.
27 Novembre 2011 Dissipazione, pressione
Le radici si aggrappano al sole, il calore del volto inonda le mani.
Praticare solamente un tipo di pressione, ovvero praticare o solo yoga o solamente sports che inducono lo scambio energetico diretto verso l'esterno come la corsa di fondo, per quanto possa sembrare salutare è salutare solamente in parte. Lo yoga, se ben praticato elasticizza molto bene il corpo, lo trasforma in qualcosa di potenzialmente molto percettivo. Eppure lo yoga non riesce a utilizzare il calore di transizione della pressione energetica che si sviluppa nella corsa o nel ciclismo. Quel calore apre altre reti di connessione cui lo yoga non ha accesso, in particolare a livello polmonare. Modificare la propria pressione in movimento nello spazio è una cosa ignota allo yoga. Si può anche velocizzare l'esecuzione degli asana e provare svariate combinazioni fra movimento e respirazione, ma il tutto ha un impatto non naturale sul proprio sistema, normalmente non si fa che ottenere produzioni di energia-pressioni che non si riescono a dissipare. Inoltre tramite lo yoga non si lavora sulla fusione fra le reti circolatorie di cui siamo composti ma sul loro rilassamento, rallentamento, separazione. L'equilibrio energetico-pressione derivante dallo yoga crea una separazione fra i propri componenti non esistente in natura e dagli effetti anche notevolmente auto-suggestionanti che aiuta a riconoscere e controllare il proprio ego automatico ma non aiuta a trasportare tali riconoscimenti e modificazioni in una naturalità quotidiana
D'altra parte dedicarsi solo al dissipamento energetico-pressione tramite sport sovraccarica il proprio sistema di fatiche, in realtà di depositi di contro-pressioni di reazioni alle pressioni esercitate durante lo sport. Quelle contropressioni vanno eliminate, l'eliminazione di quelle pressioni è un processo che trasforma ulteriormente il proprio sistema e non esiste niente di meglio che la lenta esecuzione degli asana per eliminare e trasformare quelle contropressioni. La stessa pressione interna esercitata dagli asana viene trasformata e utilizzata in modo corretto solamente se sottoposta alla pressione di dissipazione. Gli sport esercitano un'azione estremamente profonda su tutti gli agenti circolatori del proprio sistema, e se non si tratta di sport praticati in modo stressante e intensivo, essi riescono a integrare le diverse reti circolatorie di cui siamo composti a un livello molto profondo, sconosciuto alle medicine e allo yoga stesso. Non bisogna scordarsi che l'energia esercitata su se stessi tramite pressione e l'energia usata su se stessi tramite dissipazione sono due processi naturali solamente se praticati entrambi, altrimenti sono processi curativi di cui bisogna tener presente anche gli aspetti potenzialmente nocivi.
30 Novembre 2011 Paradossi
La luna scivola nella gelatina che l'avvolge, bolle rapide si condensano nelle sembianze di spazi stellari,
negli spazi invisibili una vita intensissima freme e sostiene quella visibile. Gli spazi invisibili si
avviluppano a quelli visibili, li nutrono e ne sono nutriti, infine si condensano ,escono dallo spazio.
L'uscita dallo spazio non è visibile nello spazio. Le intensità si condensano. Oltre una certa espansione
niente di automatico esiste, anche se la sete mi spinge a cercare qualcosa. Il tempo è la dilatazione di una
intensità, è il rallentamento di qualcosa che è già cessato, tutto comincia e finisce prima del nostro tempo.
Il tempo e lo spazio sono trasparenti perché presenti solo nel passato, gli automatismi esistono solo nel
passato, il futuro, quello vero, termina prima di cominciare. Oltre le intensità ci si imbatte nel quasi –
apparire. Il quasi-apparire non è estatico né luminoso né meditativo, il quasi-apparire è lo stato
impossibile in cui il riassorbimento e le multiple realtà ordinarie coincidono. Fin quando il
riassorbimento appare come una forma estatica o allucinatoria o meditativa esso appartiene ancora al
mondo delle realtà ordinarie che via via si rarefanno. Quando le realtà ordinarie cessano di rarefarsi e
compaiono perdurando come fissate in un unico attimo e l'apparente intensità del riassorbimento cessa di
agire si è finalmente usciti tanto dalla realtà ordinaria che dall'apparente riassorbimento. Lo stesso
riassorbimento non è altro che la forma in cui appare la realtà ordinaria mentre le pressioni che la
costituiscono cessano di operare. E' una forma che è oltre la percezione individualizzabile e tuttavia
mantiene ancora aspetti reali anche se non ordinari. Quando nessuna pressione, pur agendo, compie
modificazioni le parole cessano del tutto, non esiste più alcuna evocazione, alcun richiamo.
30 Novembre 2011 Distanze
Per quanto possa essere banale da dire si sottolinea l'importanza del percepire come e quanto le distanze
siano l'espressione del gruppo di intensità-pressione che nella realtà ordinaria ci plasma
automaticamente. Le distanze sono ciò che è necessario alla percezione ordinaria per identificarci fra le
innumerevoli altre entità dotate di intensità-pressione. Le distanze sono entità vive e apparentemente
invisibili, ritenute di solito frutto di pura concettualità, eppure sono vive, dotate di corpi energetici
estremamente articolati. Nella percezione ordinaria le distanze sono qualcosa di non vivente mentre
l'infinità degli esseri e del cosmo costituiscono il vivente. Nella percezione non ordinaria le distanze sono
le entità viventi private, a questo punto della percezione della distanza. Nella percezione non ordinaria, la
perdita della percezione di individualità non implica il non apparire di entità riconoscibili , implica
l'emergere di un nuovo percepire per il quale ogni minima energia, pressione o intensità fa parte di
molteplici entità in un unico atto e non è possibile limitare l'estensione di alcuna entità né in una
individualità né in un atto. Detto in termini " normali" mentre nella percezione ordinaria siamo esseri
umani, viventi su un pianeta, vicino al sole, sparpagliati nel cosmo, nella percezione non ordinaria l'essere
umano, l'essere sole, pianeta e cosmo possono appartenere ad un'unica entità.
Le distanze che vengono percepite nell' ordinario costituiscono il manifestarsi di intensità-pressioni che
delimitano un certo agire e da tale delimitazione scaturiscono le entità. Tecnicamente palando quelle
intensità –pressioni creano delle entità che per esistere necessitano sia di reciprocamente opporsi, isolarsi,
escludersi, sia di attrarsi. In questo caso di percezione ordinaria, tanto l'attrazione che la repulsione
possono essere descritti come una unica forma complessa di opposizione, o come una complessa forma di
magnetismo cosmico, naturale. Di fatto, nella percezione ordinaria, l'apparire delle entità è imputabile
all'agire di un elaborato magnetismo cosmico che crea all'interno di un elaboratissimo processo di
attrazione e repulsione le distanze e il tempo, i quali non sono altro che i nomi in cui vengono
normalmente riassunte le infinite energie che costituiscono il magnetismo, altrimenti detto l'opposizione.
Quando l'azione magnetica delle intensità-pressione progressivamente cessa di agire, la percezione
cambia completamente, essa non genera più entità che si separano ma entità in progressiva apparente, uso
il termine apparente in senso evocativo, fusione. Il progressivo estinguersi dell'agire del magnetismo
viene percepito spesso come un'esperienza estatica, entusiasmante, mistica, ma quando il magnetismo
cessa del tutto si cessa di percepire alcunchè di estatico ed entusiasmante. Le realtà ordinarie e quelle non
ordinarie, vale a dire le molteplici intensità-pressioni, non si estinguono ma non agiscono, il magnetismo
appare ma non agisce, o meglio l'agire non provoca modificazioni neanche sull'agire stesso. Tale
condizione non è ulteriormente descrivibile.
04 Decembre 2011 Altri paradossi
Come già detto altre volte, la realtà ordinaria, quella non ordinaria, il riassorbimento sono fusi fra di
loro, non esiste niente che non sia tutte e tre quelle realtà allo stesso momento. La realtà ordinaria non
potrebbe esistere senza le connessioni innumerevoli con la realtà non ordinaria, entrambe sembrerebbero
davvero reali se non fossero percepibili assieme al riassorbimento. Le percezioni sono spesso disseminate
fra le varie realtà, ovvero raramente esiste una percezione limitata ad una unica realtà. In altre parole,
ordinario, non ordinario e riassorbimento possono convivere, ritenerlo impossibile vuol dire utilizzare
criteri percettivi della logica ordinaria, tipicamente limitati e limitanti. La lucida compresenza delle tre
…fasi ( realtà ordinaria, non ordinaria, riassorbimento )è uno stato percettivo estremamente raro e
interessante. La compresenza delle tre fasi è vissuta normalmente in modo molto limitato e spesso
inconsapevole, l'inconsapevolezza conduce inevitabilmente a sostituire la mancanza di percezione diretta
con vaghe emozioni e logiche fumose. Si può arrivare con una certa progressività a forme di
consapevolezza- percezione più acute, ogni minimo aumento della lucidità percettiva trasforma l'apparire
della percezione. Il significato del fondersi reciproco delle tre fasi è che la percezione più stabilmente
acuta di una o più fasi risveglia immediatamente la percezione delle altre o dell'altra che immediatamente
rimodifica la percezione delle altre fasi.
In ogni caso non bisogna assolutamente diventare prigionieri delle parole: ordinario, non ordinario,
riassorbimento, visibile, invisibile e molti altri termini non sono che evocazioni di percezioni impossibili
da individuare in uniche forme e concetti. Forme e concetti non dicono nulla circa la natura della
percezione vivente, ognuno è responsabile delle proprie percezioni, ognuno gode della massima libertà
circa il percepire, non esistono guri della percezione. In particolare non sembra possibile neanche
immaginare una qualche purezza percettiva. Usando un linguaggio contemporaneo si può dire che la
percezione, a qualsiasi livello, è un qualcosa di trasversale in cui quel che si vive è un sofisticatissimo
reticolato di percezioni di percezioni fra di loro modificantesi continuamente. Il riassorbimento si
manifesta quando le percezioni avvengono senza modificare nulla e tuttavia modificando. Questa
manifestazione è completamente interlacciata a tutte le altre manifestazioni percepibili, le precede e
sostiene, se mai queste parole possano significare qualcosa. Il riassorbimento, in vari modi diversamente
percepibili, è presente in ogni manifestazione. Le varietà e variabilità della percezione del riassorbimento
sono completamente speculari alla varietà e variabilità di qualsiasi altra percezione con la notevole
particolarità che prima o poi, le variabilità e varietà della percezione del riassorbimento cessano mentre il
riassorbimento continua.
05 Decembre 2011 Impegno
Non è possibile separare la realtà dalla percezione anche se in senso evocativo si dice che la percezione
crei la realtà. Come la percezione è molte percezioni contemporaneamente e , soprattutto, è un
impossibile insieme di percezioni in parte visibili, in parte invisibili e in riassorbimento, così la realtà al
tempo stesso sembra qualcosa di definito e oggettivo, qualcosa di privo di oggetto e soggetto, non
misurabile, eppure esistente e qualcosa in dissolvimento.
Nessun processo naturale può essere compreso in un unico ambito, ovvero niente in natura è realmente
oggettivo e misurabile, o privo di dimensioni e multicentrico o in esclusivo riassorbimento. L'errore della
scienza è postulare l'esistenza di leggi naturali misurabili, mentre la natura non è sorretta da leggi e tanto
meno la natura è misurabile. Che la natura appaia alla percezione ordinaria come qualcosa che perduri in
un modo approssimativamente stabile e prevedibile non è che un effetto dell'automatismo funzionale del
percepire egoico umano. In realtà la natura appare sorretta da leggi solo in quanto intessuta di
pressioni-intensità in parte trasformabili in oggettualità da parte dell'ego. La maggior parte delle
intensità-pressioni sono come invisibili per l'ego, eppure sono enti costituenti ed integranti della
percezione-realtà e, a loro volta, se non fossero tutte le intensità –pressioni, contemporaneamente in
riassorbimento, semplicemente non vi sarebbe percezione-esistenza. In maniera inesatta ma spettacolare si
può dire che la realtà ordinaria si fonda su quella invisibile ed entrambe sono create dal riassorbimento
che non agisce. Si tratta di evocazioni da millenni presenti nel taoismo e con le quali concordo.
Vivere in modo naturale vuol dire non affidarsi ad alcuna interpretazione della realtà, lasciare che il
percepire conduca il suo percorso fra le varie molteplici manifestazioni, non spaventarsi né eccitarsi
troppo quando il susseguirsi delle manifestazioni avviene senza l'agire di alcuna intensità, accettare di
diventare quel che si diventa ogni qual volta percezione ed esistenza coincidono.
Oltre la dualità e la non dualità si trova quel che si vive in silenzio, giorno dopo giorno , ora dopo ora,
senza sforzo, ma con grandissimo impegno e , spesso, difficoltà.
Non esiste un modo privilegiato in cui percepire, non si è particolarmente fortunati se si è rapidamente
capaci di percepire la profondità presente dietro il riassorbimento o la vastità dell'esistenza non
ego-centrata o multicentrica. Solamente quando le impressioni più trascinanti che la percezione traccia nel
proprio involucro si rilassano e cessano di diventare qualcosa di dominante e direzionale, le percezioni
diventano autonome, nessuna emozione dell'involucro agisce.
In modo eccessivamente schematico si può dire che esistano almeno due modi in cui l'agire avviene: il
primo modo di agire fornisce un unico orientamento per volta che per quanto sia complesso ha il limite, e
il potere, di mantenere stabile la percezione di stabilità dell'apparire di enti fra di loro separati.
Il secondo modo di agire avviene senza che se ne percepisca un origine, una direzione e una conseguenza,
eppure la realtà continua ad apparire ma la profonda sensazione di sensatezza non viene dalla realtà, la
precede senza far nulla per precederla. Il secondo modo di agire è estremamente più attivo del primo anche
se non fa niente per agire ed è l'unico modo di agire che permette di integrarsi con la natura
indipendentemente da qualsiasi natura si tratti.
06 Decembre 2011 Natura
La percezione è un termine limite per riferirsi a qualche entità che percepisce in modo non orientato verso
alcun centro, come avviene per l'ego. Ma in realtà non esistono entità che non siano egocentriche.
Se si usa in questo ambito ancora il concetto di entità è per evocare.
Il percepire dell'ego è un agire dipendente dall'ego stesso, ovvero senza l'esistenza dell'ego il percepire
dell'ego non esisterebbe. L'ego subordina l'esistenza di qualsiasi altra entità alla propria, così pure il
percepire dell'ego stabilisce i modi in cui le entità possano addirittura esistere ed apparire in relazione alla
sensibilità dell'ego. Ciò che appare come un disturbo rispetto all'esistenza dell'ego, viene addirittura non
ritenuto esistente, cancellato da qualsiasi possibilità di percezione e sensibilità. Viceversa l'ego percepisce
chiaramente tutte le entità agenti con le proprie modalità egoiche. Una entità che non agisce in modo
egoico, ovvero che non centra su se stessa il proprio percepire, in realtà non può nemmeno percepire la
dimensione del se stesso. Essa esiste ma non come una sola entità, essa esiste come integrazione di
intensità in più reticolati contemporaneamente e integrazione con lo stesso riassorbimento. Quelle entità
esistono a un livello di sofisticazione e sensibilità inimmaginabile per l'ego, esse sono, come dire,
tendenze del manifestarsi, sono una condizione dell'apparire, ad un tempo diverse e indissociabili dalla
particolare condizione del manifestarsi, agiscono senza agire proprio come riassorbimento.
Oltre il percepire egoico è impossibile indicare confini precisi e durevoli di qualsiasi entità per il semplice
motivo che entità non egoiche non esistono. Si manifestano delle tendenze, delle condizioni dell'apparire,
quelle manifestazioni assorbono in sé stesse ciò che per l'ego ha il senso del percepire ma in realtà quelle
tendenze non percepiscono. L'equilibrio dei centri costitutivi dell'involucro e dell'ego favorisce il cessare
del percepire e il manifestarsi delle tendenze del manifestarsi non egoico. Non esistono leggi delle
manifestazioni non egoiche poichè quelle manifestazioni non contengono fenomeni, niente di centrico si
muove. Noi conosciamo la natura nel suo apparire egocentrico ma l'apparire egocentrico della natura non
è che un incompleto e parziale aspetto della natura stessa. La natura è proprio una di quelle
sofisticatissime interazioni-tendenze, per le quali il manifestarsi e l'agire non agendo coincidono. Fra l'
ego e la natura non egoica non vi è alcuna forma di opposizione, ma questa consapevolezza,
manifestazione, è difficile da comprendere all'interno della percezione egoica.
11 Dicembre 2011 Primo apparire
La percezione dell'ego e le tendenze del manifestarsi - che non sono ego e non percepiscono - non sono
realtà opposte e inconciliabili. Esse appaiono opposte all'ego il quale deve ridurre ogni manifestazione a
un oggettualità delimitabile anche se molto complessa. Di conseguenza a quella opposizione le tendenze
non sono percepibili dall'ego. Viceversa il manifestarsi delle tendenze permette infinite differenze e
sfumature, addirittura lo stesso ego può ancora apparire, anche se la sua presenza non svolge più alcun
ruolo attivo, non produce percezione. Quelle infinite differenze, sfumature, non costituiscono delle realtà
opposte o diverse dal riassorbimento, lo stesso riassorbimento non è una realtà, semmai il riassorbimento
precede il manifestarsi ma in effetti, entrambi, nonostante le apparenti differenze sono la stessa cosa. In
altre parole il riassorbimento ha molti modi di apparire ma nessun modo di esistere.
11 Dicembre 2011 Appare
Appare, emette, attira, concentra e slancia, dimentica se stesso non avendo mai posseduto un sè, si
smagnetizza in parte, pima vaga in un habitat affaticante, triste, illusorio. Come ha mai potuto sorgere
tuto ciò? Non sorge, si riassorbe e basta, chi lo vede sorge si illude, vede la propria fatica e la moltiplica.
La realtà che si riassorbe è di molteplici nature, tutte molto sorprendenti, essendo loro stesso
riassorbimento. Ciò che si riassorbe appare molteplice senza esserlo, mistero, eternamente differenziato.
Quindi quella impressionante differenziazione e molteplicità ed egoicità non sono che manifestazioni del
riassorbirsi, ma viste da molto lontano, dove lo spazio non confonde più i sentimenti.
18 Dicembre 2011 Giungere
Mi ascolti da solo. Nel parco lo specchio si bagna. Terra amica accoglie le caviglie, affondo nella melma
della mattina, dolce come rugiada, per incanto, per amore. Il tuo occhio si perde, le foglie assumono il tuo
umore, in volo mi incoraggi, domani tornerò. Resisto nella luce tempestosa, la pelle squama via, un vento
di polveri destina un'altra nascita, prendimi nel cuore, occupo solo le tue urla. Dentro il legno marcio
affondo (il cuore) , affloscio il mio corpo, inerme nel progredire del giorno. La corsa è sopraggiunta, i
vapori domano la siccità , con timore si bisbiglia nella fonte della vita. La luce è uno stimolo che ti offro
amando. Ritorno nel parco dove tutto è cominciato. Il giorno scolpisce le sue creature, le scaglia nella
mia mente, flussi di polveri risalgono la crosta, compongono le offerte. Quando mi prenderai vedrai il
vetro fondere, sciogliersi nel ghiaccio della note alpina, dove dormo rappreso in un crepaccio argentato.
Le stelle intessono una breve pausa, poi lo stimolo alla luce ripercorre la sua vita, sceglie le tinte del
giorno, giunge infine fra le mani inerti. Zanne furtive si affacciano sul fiume. Sono tornati gli aironi.
L'acqua scorre su un letto denso di rubini invisibili. Sei arrivata.
18 Dicembre 2011 Comporre
I cuori intervengono ripetutamente. E' primavera, senza terra, senza aria, presi nel volo obliquo. Massi di
luce si squagliano, si perdono nel nulla per slanciarsi, sbocciano nell'apparenza, si coprono di fiori ,
epoche tremanti giungono fin qua- Le gambe affondano nella laguna. Tepore umido vaporizza il contatto,
canti diurni, notti lunari fioccano. Il cuore popola le membra di nuova aria, germogli solcano le fonti
sicuri nell'incanto dello sbocciare. Forme luminose accennano mutamenti, piovono pianeti torridi,
sbattono sulle coste frastagliate, oscillanti, onde solide progrediscono nel favorire, l'ascolto si attiva,
prende le mani, le sparpaglia. Un gomitolo di lampi varca la soglia, trema il petto, crolla nella spinta
sonora, lo slancio conduce fra i cuori che non franano, planare dell'invisibile, tuoni secchi, amorevoli per
accogliere.
Il vento torna a raccogliere gli sguardi promessi. Movimenti di rapide luci incidono pieghe fluide, i canti
si uniscono osservando il silenzio. Il cuore saluta una creatura incolore, le mani raccolgono il brusio di
primavere nascenti, l'immaginazione è anticipata dall'amore, nessuno sguardo il ghiaccio collassa , si
precede da se stesso.
22 Dicembre 2011 Nascenti
Le luci si assecondano fino a incontrarsi nei vortici reticolari , loro nutrimento. Nell'alveo dei cuori ,
palpitano gli abbracci lagunari, le voci delle luci non mentono, diventano lo scroscio di migliaia di vite
incandescenti, silenziose, con lento movimento si addensano nel palmo di un inverno, il vento le
sospinge come bruma indicibile, sfiorando la profondità sorridente. La tranquillità dell'orizzonte si
ferma nel gesto non voluto, molti esseri si scompongono nelle fonti dense di acque, odore intenso di
legno, una promessa germoglia travolgente, i cuori riappaiono, frammenti di voli radenti sul bordo degli
oceani sommersi, nubi magnetiche trascinano i germogli , risalgono la tempesta, inghiottono le promesse
. I sorrisi emergono, estranei alla complicità sfaldano le nature. Il volo si libera di ogni abbraccio, prende
le correnti , le risale, traccia dei fremiti irriconoscibili, porge l'adagiarsi nella penombra, l'estate brucia i
suoi occhi, infine dona, sospinge la vita in altri luoghi, più rapidi del decidere, le braccia si liberano in
un'altra aria. Il respiro ora conduce vicino al cuore. Mani intrappolano costole, muscoli duttili attraggono
tendini intrisi di spinte invisibili. Onde marine si svuotano di ogni attrazione, le ali avvolgono le
profondità, colgono il precipitare di un soffio e lo sospingono fra la brina indurita di un inverno maturo,
seduto sulle ginocchia del suo compagno mentre franano nella vita, fioriscono, nutrono i pori di stelle
nascenti.
22 Dicembre 2011 Privacy
La natura nella quale tutti noi viviamo può essere narrata mediante il processo del funzionamento di
svariate dinamiche, siano gli elementi costitutivi del cosmo di origine induista e pre-induista, sia la
dinamica yin-yang, eccetera. Quelle narrazioni spiegano l'apparire e il funzionare del cosmo ordinario,
della natura, di ciò che sembra persistere in dimensioni spazio temporali ed egoiche, tanto che si tratti di
ego umani o di altri esseri. Gli elementi e le energie presenti in quelle narrazioni trovano il loro senso
appropriato solo se vissute assieme al riassorbimento, altrimenti esse appaiano simili a realtà ineluttabili
e indipendenti, mentre solo se vissute in concomitanza al riassorbimento si può percepire, e lo si dice in
modo esclusivamente evocativo, quanto quelle dinamiche non siano che manifestazioni prive di un
effettivo agire intrinseco. Intanto quelle dinamiche si manifestano e attraverso esse appaiono infiniti esseri
di cui noi esseri umani, ne siamo coscienti solo in minima parte. Diventare percettivamente consapevoli
di entità normalmente ignote nella vita ordinaria non dovrebbe essere vissuto come qualcosa di anormale
né " psichico" né particolarmente spirituale. Tutto ciò che appare è inevitabilmente legato ad una
condizione egoica del manifestarsi, gli ego possono effettivamente comunicare fra loro e percepirsi
reciprocamente oltre i limiti dell'ordinario o per attitudine naturale, quello che viene di solito chiamato
karma, o perché una consapevole sostanziale riduzione, se non neutralizzazione, del condizionamento
egoico permette l'accesso ad un ampio percepire. In entrambi i casi non si esperimenta niente di anormale
o deviante o particolarmente notevole. Ciò che conta è percepire a più riprese il riassorbimento assieme
al manifestarsi. Non esiste una percezione del riassorbimento pura, essenziata e perfetta. Il manifestarsi
del riassorbimento – o non manifestarsi che dir si voglia- e delle infinite tendenze del manifestarsi si
verifica in infiniti modi e circostanze. Le manifestazioni e il riassorbimento sono incredibilmente
intrecciati fra loro, non se ne riconosce la differenza in effetti. E' su tale intreccio che si fonda
l'esperienza dell'amore, l' impossibilità di canonizzare forme e regole dell'amore e del percepire, la
necessità di una grande serietà nell'affrontare il proprio cammino nel mondo della percezione cercando di
non intrattenersi troppo con le emozioni di estasi, stupore e ansia di ridefinizioni narrative del proprio
supposto sapere ogniqualvolta si intuisce qualcosa di nuovo. Piuttosto bisogna essere capaci di percepire
le altre entità che appaiono via via che l'ego si tranquillizza senza ricondurre quel percepire a dinamiche
ordinarie, eccetto nei casi in cui quel ricondurre si manifesti come qualcosa di inevitabile. Bisogna tanto
rendersi conto della immensità della dimensione egoica e di tutto ciò che vi è coinvolto quanto del fatto
che l'agire egoico unito al manifestarsi del riassorbimento costituiscono il sensibile e non altro.
Via via che il riassorbimento e le manifestazioni appaiono non bisogna esitare, non c'è niente di negativo
a vivere la propria umanità e l'altrui egoicità, ad entrambi sono inestricabilmente avviluppate le presenze
del riassorbimento e di infinite altre tendenze che lentamente mostrano il proprio senso. Si parla, evoca,
di un " senso" indefinibile, estremamente mobile ed attivo completamente slegato a una individualità
egoica. Di quel senso e delle conseguenze che esso implica non vi è ragione di dubitare, ma non è un
gioco da condurre con leggerezza, semmai è qualcosa di estremamente privato.
22 Dicembre 2011 Oltre il respiro
A volte la vita si precipita nelle membra, non ascolta la mente, si dirige con sicurezza ovunque il vento
del mattino, freddo e amorevole, la conduca. Nel silenzio dell'agire la mente osserva, tranquilla, vede
altre intelligenze brillare laddove pensava non esistesse che insensibilità, mentre l'unica insensibilità era la
propria. La mente osserva e impara in fretta, in silenzio si ritira, lascia allo scorrere delle correnti la
presenza che sembra far nascere l'amore dal nulla. Le membra si tuffano negli alberi densi di nuvole
orientate da una brezza in espansione, che precede e descrive ogni gesto. Ma sono solo semplici e docili
membra, più vive del sole, risplendenti di stelle, attratte dalla pienezza delle oscurità. Ci si adagia nel
respiro, la vita evapora fra i fremiti della natura la mente capisce, non può dir nulla, e così ti scrivo.
07 January 2012 Ancora natura
Scorrono le correnti fino a sciogliersi del tutto mentre io osservo, mangio, vivo, salto. Le correnti non
meditano, vivono di un qualche apparente agire, nell'agire inseguono sempre una qualche tendenza del
manifestarsi, infine la manifestazione osserva me_io_lei osservo, l'intensità precede ogni corrente mentre
le stesse correnti scorrono.
Esiste una sorta di via esplicita, che non è né mentale né fisica, piuttosto si svolge in un continuo
manifestarsi slegato da ogni decisione di meditazione o percezione-volontà di percezione profonda. E' la
vita dopotutto, la vita non scelta, dunque la vita vera che è fatta di manifestazioni non connesse al divenire
ma connesse al vivere e ad una intensità crescente a tal punto da precedere il vivere stesso. Le
manifestazioni precedono il vivere, per questa ragione si dice che le manifestazioni non sono un divenire,
ovvero le manifestazioni non si susseguono, non sono composte di processi mentali e fisici.
Eppure per poter accedere al vivere non mentale e non fisico bisogna poter ricongiungersi con la natura e
liberarsi dall'habitat fisico e mentale di cui è intessuta la vita ordinaria. In qualche modo, ognuno scelga
il proprio modo sempre che ne avverta una intensa necessità, bisogna ridurre o eliminare le enormi
manipolazioni cui l'habitat mentale e fisico della vita ordinaria sottopone l'essere umano. La difficoltà
nell'operare quella riduzione si ha poiché l'habitat della vita ordinaria è un luogo naturale, per quanto
strano e doloroso esso possa apparire, esso è tanto naturale quanto la natura stessa con la quale si tenta di
ricongiungersi. Tuttavia non esistono due nature contemporaneamente né si può sostenerne l'unicità
senza piombare nel paradosso. L'interesse primario non è nella definizione di cosa sia la vera natura ma
di avere una sorta di intuito di ciò di cui liberarsi e di ciò verso cui tendere, un intuito che ognuno può
scoprire per proprio conto, visto che nessun altro ce ne può far dono. Non si tratta di ridefinire
verbalmente col termine intuito qualcosa che è impossibile definire logicamente o evocativamente,
l'intuizione indica un'attitudine non concentrata sulla definizione di concetti o passaggi percettivi perché
essa , per sua fortuna, è dotata di una grande chiarezza dal manifestarsi. Le manifestazioni essendo allo
stesso tempo vita e consapevolezza intense, non hanno bisogno di trovare conferme di alcun agire in
descrizioni e definizioni di alcun tipo. Le manifestazioni che sono il segnale evidente del
ricongiungimento alla natura, possono dare la strana sensazione di essere visti in ciò che si fa dalla vita
stessa, si tratta di manifestazioni non presenti in stati volutamente mentali o meditativi e che, anzi, si
rivelano maggiormente in quel che normalmente viene detto agire fisico.
Non insisterò mai abbastanza su quanto il naturale habitat urbano, isoli l'essere umano i una
micronatura completamente scissa e opposta dalla natura cui si tenta di ricongiungersi. Ma anche vivere
vicini alla natura mentalmente e fisicamente scissi e immersi in ossessioni socio-individuali tipicamente
umane non è quel gran vantaggio. La natura non si trova nelle nostre menti e nei nostri corpi ordinari e
tanto meno nei corpi e nelle menti urbanizzate e socializzate.
07 January 2012 Il cuore nel sole
Il cuore naviga nel sole, lembi di pietra assorbono, fugge un insetto, divertito dal nuovo ostacolo. Si
aprono numerose crepe nei cieli, sotto la pelle, fra turbolenze muschiate. Tu arrivi e osservi, attendi un
tentativo di fuga, una lacrima, una crepa, unica e definitiva. Si raccoglie l'estate, torrenti di calore
irrorano gli spazi interni, le mani afferrano nuove carni amiche, trascinano, furtive, i baci dell'inverno.
Nel cielo un fuoco, una stella. Nessun dolore ad attendermi.
Ora decidi di farmi compagnia, vicino al caminetto, mani palmate, nude d'affetto, tracciano domande ,
decidono le accuse, così intensamente volute contro di me. Le onde dell'oceano gonfiano le fiamme del
caminetto, cancellano la via per la palude, la pelle scivola lontana in cerca di altri rettili. Gli abbracci non
tardano a venire, saltano lungo la banchigia fra i resti dei coralli, bassa marea sferza l'orizzonte, le
candele si uniscono nello scroscio del tempo, ti ho preso, non ho trovato che luce.
07 January 2012 Sorrisi
So che ci sei, dispersa fra i vortici delle betulle, fiori ovunque, onde intrise di petali lambiscono l'aria,
impossibile, già estinta. Il tuo contatto mi trova pronto, immersi in correnti di limo gorgogliante, attimi
sbocciano nel tempo, trovano lo slancio di consumare ogni attesa. Oltre il sorriso delle primavere si vive
non visti.
07 January 2012 Calore
Aria disinvolta avvolge le montagne, cibo diluito cola lungo i fianchi, fonti rigogliose trasudano nel
ventre, flutti primaverili s'infrangono nella mente, cancellano contorni, sprofondano esistenze protette.
Nel liquame all'orizzonte si annida un frugale umore, arranca la spirale di pelle sul mio collo, il respiro,
sciolto il legame, cade nel gelo, nell' amore. Sul volto le vie s'incrociano, annodano la scelta, il ricordo
denso di terra, di odori, di ricatti. La membrana apre un'altra via, inghiotte gli ostacoli, si attorciglia ai
rivoli di sudore, risolve l'attesa, svuota la sua posizione, ne coglie i frutti. Ora i fiori fluiscono negli
oceani, giungono dagli oceani, sbattono sulle spiagge, nutrono, scindono il calore in respiro arboreo,
planano nel vento, si lasciano dissolvere.
07 January 2012 Di giorno
Tramonto, sole , raggi, resa, andare, confini, violare, salare, abbracciare, anno dopo anno, misura,
affondare, entusiasmo, correre, ancora abbracciare, nutrimento, nuoto, palude solare, ottenere ,
trasparenza gelida, riconoscere, saluto, braccia morbide, polmoni lunari, stelle germogli, mano afferrare,
veloce rivolo, salire nel cuore, trattenere, cuore dopo cuore, giungere, nel palmo di un volto, lembo,
tremolio , brezza, riuscita, accarezzare le pelli, morbidi animali, piegarsi, incontrati
14 January 2012 Manifestiamoci
In una narrazione intesa a recepire l'esistenza come manifestazione, l'essere umano è una manifestazione
di chiusura, di separazione, di non comunicazione, di parziale isolamento. Il compito , involontario ,
dell'essere umano, è portare a termine quella manifestazione, consumare ogni chiusura, ripristinare una
semplice e libera connessione fra ogni manifestazione. Tale ripristino conduce all'inevitabile
dissolvimento della manifestazione dell'essere umano, dissolvimento che non ha niente a che fare con i
processi di nascita e di morte ben noti agli umani.
Il mondo umano, la natura come appare all'essere umano, il cosmo stesso in cui si crede normalmente di
esistere, non sono che manifestazioni della chiusura e debole connessione con altre manifestazioni cui si
è sottoposti. La chiusura , come manifestazione, non è un destino immutabile, ma una manifestazione
momentanea, precisa e non casuale che se connessa senza ostacoli ad altre manifestazioni, perde la sua
funzione di isolamento percettivo. L'essere umano si genera solo all'interno di un notevole isolamento
percettivo, dissolvere quell'isolamento implica il dissolvimento della manifestazione umana stessa.
NOTA: le leggi della fisica attuale sono leggi che commentano, testimoniano, prolungano, la chiusura
percettiva della manifestazione umana stessa, sono leggi che descrivono un certo modo di apparire di una
certa percezione, non si rivolgono a una reale entità fisica. Le manifestazioni, per quanto non siano
soggette ad alcuna legge, sono le uniche " realtà fisiche " disponibili per qualche attimo, sempre che si
accetti di attribuire il termine realtà a qualcosa che reale non è. Le leggi della fisica sono progettate
all'interno di strutture di riferimento concettuali ed empiriche – il linguaggio simbolico matematico, le
macchine e gli utensili utilizzati negli esperimenti scientifici – che, in se stesse, non conoscono alcuna
forma di dissoluzione e inglobano al loro interno una notevole energia di resistenza alla propria
dissoluzione.
La "realtà fisica" delle manifestazioni non prevede alcuna eternizzazione per alcuna manifestazione,
quindi il perdurare della struttura di chiusura in cui si esiste come umani è un apparire al quale ci si può
effettivamente sottrarre. Viceversa non è possibile sottrarsi all'esplicitarsi della manifestazione di
chiusura stessa la quale, tuttavia, può svolgersi senza coinvolgere in modo duraturo il proprio apparire.
L'apparire appartiene alla percezione del manifestarsi e fa parte della manifestazione di chiusura stessa,
ma allo stesso tempo, fa parte di quella anche il dissolvimento della manifestazione di chiusura, la rapida
connessione ad alle altre manifestazioni e ad ulteriori dissolvimenti. L'affermazione della " realtà fisica "
delle manifestazione con tutti i se e i ma sopra indicati nella Nota, vuole significare che esistono molti
modi, circostanze , mediante i quali accorgersi del dissolvimento e del proprio dissolvimento. Il
dissolvimento si annida all'interno di fenomeni che sembrano tanto fisici quanto spirituali al tempo
stesso. Una precisa definizione di quei fenomeni è impossibile, si tratta di manifestazioni che , come
dire, sembrano fare da ponte fra diverse manifestazioni, oppure fra il manifestarsi e il dissolversi. Quelle
manifestazioni non vanno temute né venerate.
14 January 2012 Ancora manifestazione
A volte le manifestazioni sembrano essere gli elementi fondamentali dell'esistente. In realtà con il
termine manifestazione si tenta semplicemente di evocare un percepire che non analizzi né sintetizzi ciò
che appare e nel far ciò si scopre che il manifestarsi stesso rivela sensatezze insperate. D'altra parte non si
sta nemmeno dicendo che basta attendere che percezioni di sensatezze si manifestino da soli.. Le
manifestazioni si rivelano in modo indipendente tanto dalla propria volontà di agire che da quella di non
agire. Il termine manifestazione può eventualmente essere d'aiuto a non utilizzare delle spiegazioni e
riduzioni concettuali della percezione come sistematiche ed uniche interpretazioni della realtà. Per
esempio affermare che sia il gioco degli elementi fondamentali a tessere la realtà è scorretto, gli elementi
fondamentali sono concetti che tentano di spiegare il senso del manifestarsi, ma loro stessi non
contengono che un lontano ricordo ed eco delle manifestazioni che avrebbero dovuto dar senso,
apparentemente generare, altre manifestazioni. Quell'eco è davvero troppo debole per comunicare in che
senso si possa affermare che una manifestazione possa essere l'elemento costitutivo e generante di altre
manifestazioni. Il concetto di elemento è utile per qualche dinamica personale e per scopi medici, ma non
va usato altrimenti a meno di non smarrirsi in vane disquisizioni. Quando le sensazioni, le emozioni, i
desideri, i pensieri e le memorie cessano in qualche modo di elidersi e cominciano ad integrarsi,
connettersi – non ad unirsi – , allora le manifestazioni appaiono.
14 January 2012 Manifestazione
Al di là della scelta di parole come, per esempio, " manifestazioni " , " elementi ", quel che veramente
segna un mutamento nel percepire, è la percezione sempre più netta e sempre meno dipendente dal proprio
volere, di quanto sia incredibilmente animato qualsiasi micro e macro elemento che appare e, al tempo
stesso, come questa moltitudine animata sia in costante dissolvimento. Con i termini elemento e il
termine manifestazione si tenta di indicare delle entità animate . L'entità animata è al tempo stesso
elemento e manifestazione e dissolvimento ma cosa ciò significhi può essere compreso solo se vissuto
essendo al tempo stesso elemento, manifestazione e dissolvimento. Se non lo si comprende dal di dentro,
e comprenderlo dal di dentro vuol dire cessare in qualche modo di essere umani, inevitabilmente si
svilupperà una logica in cui l'entità animato genera elementi e manifestazioni fin quando non si
escogiterà qualcosa dal quale l'entità animata derivi. E così via all'infinito in un loop perfetto.
19 January 2012 Dall'interno
Non c'è più acqua, non c'è più terra, non c'è più ira, i tuoi richiami si sono persi, fate presto, è giunta la
fine, non tremare per il freddo, il calore prendilo dal cuore, la via che si apre nello stomaco, traccia
d'amore nei tuoi capelli. Vedo i palpiti rinforzare i richiami, l'acqua fugge da qui, l'aria si scaglia contro
le mie dita, afferro il colore dei tuoi ricordi, non ti trovo più, si è sciolta, mi ha abbandonato. Il vento
crepita di rimorsi, risale la gola, la strozza di sale, attorno i diserti gelati chiudono la morsa, i sassi
masticano carne, nessuna rete. Mi afferrano, la luce oscura, prosciuga, li aiuta a strapparmi, posso udire i
loro fremiti, sono qui da sempre, ora la palude luminosa li sommerge, ogni istante un nuovo mattino.
Insieme cantano il tuono, sono moltissimi. Non dubitare.
19 January 2012 Nei pressi
Ciò che è animato non può essere domato, non può essere comunicato. E' ciò che è animato che
comunica, mentre è la propria illusione che crede di saper ascoltare. Ciò che è animato si manifesta con
estrema abbondanza, in quella abbondanza si trovano le vie, le tecniche apparenti a cui si desidera star
vicino, perché arricchiscono senza farsi riconoscere e si muta, nel proprio composto silenzio.
19 January 2012 Membra
Il sole arriva, plana fra gli scrosci di vegetazione, la melma si adagia sui fondali, nutre vite incolori e tese.
Il calore si espande dal fondo, coglie i frutti insabbiati, riprende un tragitto intessuto di vortici. La
melodia delle correnti composte ai stringe in luoghi maturi, brevi scossoni plasmano innumerevoli
cuori, turbini evanescenti collocano l'invisibile nei propri ventri, si sfalda il fondale, la melma pulsante
galleggia in se stessa.. L'entusiasmo dei primi insetti scivola nelle comete, l'acqua di addensa nei cuori
dei pianeti, compone lo spazio, trasmette le sue sorgenti nella quiete di un insolito mattino. Avvolto nel
contatto, la pelle vibra, risuona del suo contenuto, preme per aprirsi i varchi in cui respirare. Il mondo la
bacia, nel bacio l'amore si afforza, si sostituisce alla pelle, un'altra sostanza agisce, in altri luoghi, con lo
stesso amore. Le fonti innumerevoli, appesantiscono le membra illuminate. Il suolo cede, la trasparenza
del volo è semplicemente viva, fluttua al di fuori dei vortici, con decisione non dura nel tempo.
21 January 2012 Disanimarsi
Animarsi, ritrovarsi altrimenti fatto, altri luoghi circolano in altri corpi, con tale rapidità, qualcosa di diverso dalla stessa velocità. Le parti si integrano ma quel che appare non è il loro
insieme, integrazione è diventare altro con continuità mentre tutto fa credere nella discontinuità, la pesantezza si perde, la sua presenza non vincola, pulsazioni ovunque, emersione, la luce
cessa di nascondere, la trasparenza scorre oltre la luce e l'ombra.
Nella quotidianità l'integrazione è estremamente limitata, quasi assente. Nell'assenza di integrazione si agglomerano l'individualità, l'involucro. L'assenza d'integrazione è la nostra condizione
fisica, la scarsa integrazione è un fattore fondante per l'essere umano e si rispecchia nella struttura fisiologica umana. Ogni incremento di non-integrazione contribuisce ad un aumento di
sofferenza e di incoscienza nella propria vita. L'incoscienza, ovvero la debolissima percettività ha una struttura fisiologica, condiziona ogni aspetto fisiologico, provoca la strutturazione
fisiologica di profonde forme di sofferenza e debolezza.
La società è costruita dalla limitata percezione, la stessa determina la struttura invisibile dei saperi umani.
Purtroppo un percepire integrato, dal punto di vista del normale buon senso, non risulta sembrare migliore, più intelligente o illuminato o utile di un agire normalmente limitato e limitante. In
particolare l'agire che scaturisce dalla percezione integrata può spesso risultare inutile, addirittura dannosa dal punto di vista un percepire molto debolmente integrato.
22 January 2012 Nell'aria
Nel cuore si apre la corrente, aria dissolve il petto , aria liquida avvolge i vortici, la nuvola si schiera nel vento, la schiena si gonfia, le ali strappano la pelle che le lega, il volo si assorbe,
morbido, tenace. Tessuti di impulsi si avvolgono in organismi momentanei, dischiudono le membra, conducono e risalgono le immagini, le luci restano indietro nella corsa, getti di amore
attraggono senza legami, dimorano in una vegetazione sommersa nei turbini precedendo la vita, prima della vita un'animazione bruciante traccia vortici di tensioni. Mi volto e non vedo che
immagini fuori posto, i colori si catturano l'uno con l'altro per restituirmi una cecità come fonte, come sfida. Il cuore si ricompone nella sabbia, tubature ricolme di affetto sorseggiano il
sangue, ripetono filamenti tesi di sorriso, labbra inesistenti richiamano, è ora di destarsi senza complicità.
26 January 2012 Animazione insolita
Le………cose si spiegano quando si animano e spesso quel che si anima, sembrava essere qualcosa di invisibile ed inesistente prima che …e poi quando siamo noi stessi che, come dire, ci
rianimiamo, allora l'incredibile acquista anche qualcosa di intimo, personale ed estraneo. Prima dell'animarsi si propone l'abituale divario fra conoscenza e percezione con la seconda che da
sempre ha la peggio. L'animazione elude tanto il percepire che il conoscere e pertanto non può essere insegnata. I tesori in cui ci si imbatte però lasciano tracce ovunque, soprattutto per
coloro che non si lasciano imbrigliare dalle regole in cui vengono intrappolate i termini emozioni, mente, materia, spirito. Quando un punto del proprio corpo rivela l'animazione molto si
spiega in un solo attimo senza tempo, ma qualsiasi punto, qualsiasi luogo, è già animato. Muoversi fra le animazioni senza essere un neofita entusiasta. Di fatto l'animazione restituisce
all'anonimato……inoltre incontrare l'animazione permette di sentire con precisione come e perché il mondo in cui ci colloca la percezione ordinaria può diventare benefico.
30 January 2012 Prima, dopo
E' reale perché si dissolve, ciò che si dissolve genera le realtà che si dissolve mentre genera le realtà. La realtà che si dissolve mentre genera la realtà, effettivamente è il riassorbimento che
riassorbendosi espande praterie di realtà dissolventi, qui ora, per sempre. Prima d'ogni prima, dopo di ogni dopo. L'uno senza l'altro non esistono, non sono comprensibili, non sono due, non
sono uno né zero. Se si crede nell'apparizione di uno allora cessa il manifestarsi dell'altro, quando si manifestano entrambi non c'è nessun presente e nessun testimone.
Detto in modo meno poetico e criptico: durante il riassorbimento e nel riassorbimento stesso si animano alcune realtà, diventano attive le visioni di altre realtà, quel diventare attive, mediato
dalle visioni, rappresenta una emissione di realtà. Non bisogna mai scordarsi che si parla per entità dotate di ego, altre entità non conoscono né emissione né riassorbimento, sono oltre il
livello delle definizioni, livello nel quale ci si muove ora. Le animazioni sono animate per entità individuali ed individuabili. Il riassorbimento rende animato l'habitat di una entità individuale in
modo tale che quell'animazione, nel suo complesso, dissolve l'individualità, non solo la propria, fino al punto in cui si può dire che una individualità è presente ma non individua più nulla. La
presenza non si cancella, il riassorbimento non cancella le presenze, di ciò esiste una traccia non chiara nello Samkya. Ovviamente quelle presenze sono non esistenti e neppure il
riassorbimento esiste in sé. L'esistenza è il metro di misura dell'individualizzabile, altrove non si ha esistenza. L'altrove è fatto di evocazione fin quando se ne parla, quando l'altrove si anima
non se ne parla più.
31 January 2012 Due fatti
Due fatti hanno sempre creato problemi di comunicazione nell'ambito del riassorbimento, della " illuminazione", della meditazione mistica. Il primo fatto , perdonate il pessimo italiano ma
almeno è un italiano comunicabile, è che le parole, in questo ambito, hanno esclusivamente un significato evocativo che non può essere canonizzato, fissato. Il secondo fatto è che il
riassorbimento e tutte le sue implicazioni, se si attuano, sono costituiti di un vero percepire fisico, rivelano entità e cosmi fisici anche se questa fisicità non è presenza fisica , ma è il
riassorbimento stesso e il riassorbimento non è dotato di alcuna fisicità.
03 February 2012 Persistenza
Muoversi tra le manifestazioni è un po' come muoversi tra animazioni diverse ma non separate, muoversi tra le
percezioni conduce alle manifestazioni attraverso processi che sembrano energetici come le emozioni tensionali o
l'espansione nelle reti percettive presenti nell'ambiente corporeo ed extracorporeo. Le percezioni possono anche
coincidere con la percezione ordinaria che è una percezione molto confusa e vaga dell'esistente di cui non vede che
parti estremamente parziali. Nell'ambito di quella parzialità, la percezione ordinaria costruisce incessantemente
rappresentazioni complete di ciò che non percepisce, vale a dire si percepiscono i limiti del proprio percepire, non si
muta la percezione ma si inventa una realtà che come fondamento ha i limiti della percezione ordinaria stessa, si
amplifica l'ignoranza e l'incoscienza.
Le animazioni sono manifestazioni attive ovvero nessun spettatore ha la visione o l'allucinazione di una
manifestazione, la manifestazione della animazione si esperisce attivamente, si è manifestazione-animazione, lo si è
anche dall'interno della percezione ordinaria se si attiva il corpo da cui tutto parte e in cui tutto si riassorbe. Il corpo,
oltre ad essere quel che si definisce il normale corpo fisico, è la mente stessa, è lo spirito, ovvero il corpo non più
vincolato dalla percezione ordinaria. Il corpo è l'unico attore, mente e spirito non sono che gli ulteriori nomi dati ad
alcune delle funzioni che svolge l'entità corpo, entità estremamente articolata e complessa. In modo del tutto
evocativo si può dire che esiste un corpo percettivo ordinario, un corpo percettivo non vincolato dalla percezione
ordinaria e un corpo animato e manifesto, che però non è un corpo descrivibile in termini di energie o di spazio-tempo
o intessuto di sostanze in qualche modo durevoli.
Sempre in modo evocativo si può dire che le manifestazioni-animazioni esistono in una fisicità priva di sostanza ed
esistenza, prima di arrivare all'esistenza si sono già dissolte, il loro dissolversi crea una esistenza estremamente intensa,
priva di permanenza, densissima di evanescenza.
Le percezioni ordinarie e in parte anche le percezioni non ordinarie, sono caratterizzate da una tenace persistenza al
non mutamento, dissolvimento, della propria condizione, quella persistenza è una parte costituente il corpo stesso, il
corpo inteso come percezione e, d'altra parte, il corpo non è altro che una percezione. Il corpo come manifestazione -
animazione non è un corpo, anche se evocativamente può essere utile chiamarlo ancora corpo. La persistenza è
prodotta dalla confusa percezione della impossibilità di dissolversi; in tale percezione già non è presente alcuna
consapevolezza del dissolvimento-riassorbimento. La non consapevolezza del riassorbimento provoca una debolezza
energetica, emotiva, percettiva, drammatica. A quella percezione appare un mondo fatto di frammenti il cui insieme
resta ignoto, in modo compulsivo si tenta di costruire il senso dell'insieme a partire dai frammenti, agire disperato e
fallimentare. Non esiste alcun insieme.
05 JFebruary 2012 Vento
Il vento si prende la sua rivincita. Mi mangia le ginocchia, s'innesta nel cuore, conduce le membra in un volo senza
forma, nello slancio la luce si sfalda dai fianchi, lembi di cielo si aprono cessando l'oscurità, il vento trascina il suo
silenzio lontano da ogni testimone, ripete le sue membra nelle mie intimità, canta, battiti di mani mi sollevano da terra,
mi slanciano lontano, credo in uno sguardo senza occhi. Il tocco si concentra, il peso del contatto vibra, mi disperde
nella corsa fra gli immensi cristalli emergenti dall'attrito, alberi di vetro mi abbracciano distruggendomi, un'unica linfa
impudica squarcia il cuore, solo allora il vento mi osserva.
06 February 2012 Persistenza e debolezza
La sua scomparsa precede addirittura la genesi perché esso non ama giocare, perché amare è libertà, è liberazione.
Parlare degli infiniti stati in ci si può trovare…. non ha molta importanza. Basta sentire che vita e morte sono sempre
mischiate, sono determinate dal modo in cui sono emesse le manifestazioni . Quel modo è una infinità di modi ed è in
quella infinità che si forma una percezione conservativa come quella umana - e non solo quella umana. Il modo in cui
si è animati non è unico nelle sue forme, nel suo volere, nelle sue manifestazioni. Non è nemmeno un modo o molti
modi diversi, la sua esistenza come si è già detto, è indistinguibile dal riassorbimento. Fermare il tempo e lo spazio in
un ambiente privo di riassorbimento è una delle principali attività umane. In quell'arresto non c'è volontà, ma molti
impulsi possono spingere a rifiutare e, successivamente, a non vedere, la realtà di quella conservazione. I molteplici
altri esseri visibili e invisibili che ci circondano hanno la stessa nostra sorte, o sono intrappolati in un'apparente blocco
percettivo o non sono vincolati, quindi non credono di essere degli esseri, non esistono e non se ne può parlare. La
natura è un impressionante esempio di integrazione di reti percettive che attende di essere disvelato da chiunque sia,
per natura, apparentemente intrappolato in un singolo gruppo di reti. Non è certo creando altre forme o altri saperi che
si attivano le reti, la via è scritta nel proprio vastissimo corpo, prima o poi si aprirà, ma non del tutto da sola.
L'oggettualità creata dagli umani obbliga gruppi percettivi come noi, quelli che noi chiamiamo esseri quando sono
visibili, a rimanere ulteriormente bloccati in forme non integrate nella natura , il che genera una miriade di entità la cui
integrazione con le reti percettive sarà estremamente dolorosa, se non si agisse in tal modo meno dolore sarebbe
generato. Ma non è sempre possibile non generare dolore, la generazione del dolore, nella natura, è un preciso
indicatore della debolezza percettiva di un essere e, d'altra parte, la debolezza non è che l'inizio del percepire,
l'inevitabilità del percepire.
08 February 2012 Percezione determinante
Quando la percezione si anima, il percepito diventa una entità vivente, in quel vivere succede qualcosa, il vivere si
integra nella natura, apprende il riassorbimento. Se la percezione non si anima, essa si attiva nella creazione di stati
percettivi-fisici non integrati nella natura. Non si tratta di un'attività " contronatura " ma si assiste alla esistenza di stati
della natura non integrati nella natura. La percezione che si espande negli stati integrati della natura giunge
all'animazione. L'animazione è la condizione in cui risulta manifesta la compresenza del riassorbimento e della natura
senza l'intervento di alcuna unità. Quella compresenza non è una relazione, è un'animazione. La percezione non
integrata crea realtà fisiche ed oggettuali sofferenti, incapaci di percepire chiaramente qualcosa di diverso da altre
percezioni non integrate. L'utilità delle percezioni non integrate è solo apparente, una fra le tante apparenze sulle quali
si può giungere a meditare, riflettere.
Accedere stabilmente all'animazione, conduce al completo sovvertimento dello stato fisico determinato dalla
percezione non integrata. La percezione non integrata è un agire profondamente condizionante, apparentemente
potentissimo. Ogni percezione anche se illusoria, determina stati fisici.
13 February 2012 Fonti
Le fonti seguono un cammino costituito da fiumi avviluppati fra loro, si muovono nei lampi di luce incolore nei quali
avvolgono consumando ogni forma di pesantezza. Innumerevoli centri sovrapposti fluttuano con precisione, gli alberi
entrano in quelle fonti senza difficoltà, incontrando gli alberi si entra in quelle fonti,
13 February 2012 Integrarsi ancora
Si possono percepire entro il campo d'esistenza dell'involucro le correnti che si integrano nella natura e le correnti che
non si integrano nella natura. Il termine natura serve a indicare ciò che apparentemente sembra altro da se stessi nella
percezione ordinaria , percezione che non va oltre i limiti dell'involucro. In quell'apparenza si presentano,
percepiscono, sotto forma di principi, cicli, ricorrenze, delle dinamiche che sembrano costituire l'alternarsi degli eventi
nella natura. Gli eventi naturali vengono percepiti come integrati quando la percezione delle dinamiche cessa di operare
e viene sostituita da un variamente progressivo sprofondamento all'interno del vivente di cui se ne tocca e vive
direttamente la vita-riassorbimento. Quando si sprofonda nel vivente, le dinamiche che appaiono nella natura ordinaria
appaiono come manifestazioni animate prive di dinamiche. Nella percezione ordinaria l'utilizzo delle dinamiche
dovrebbe essere puramente interpretativo, mai dovrebbe essere un utilizzo ontologico. Le percezioni ordinarie che non
possono integrarsi nella natura, restano all'interno della percezione ordinaria e dell'involucro, sembrano come isolate
da una sottile ma robusta membrana - epidermide - dalla percezione integrata.
Ciò cha pare non integrato nella natura, e ci si riferisce in particolare alle produzioni del sapere umano e della sua
società, utilizza in modo del tutto automatico gli elementi dinamici che animano la natura, almeno così come possono
essere percepiti sino al livello dell'involucro, in modo da impedire il corretto funzionamento del dinamismo stesso. Gli
elementi dinamici agenti la natura sono entità apparentemente diversificate che generano altre entità per poi riassorbirsi,
incessantemente. Nella percezione non integrata della natura le entità che appaiono sembrano realmente diverse e non
vi è alcun sentore della percezione di riassorbimento. In tali condizioni la percezione è intrappolata il un loop di sensata
insensatezza, o viceversa.
E' molto sottile e difficile da indicare la differenza fra la percezione integrata della natura e quella non integrata: nella
prima le entità appaiono, vengono percepite, ma non se ne percepisce la realtà e si procede oltre, nella seconda ciò che
appare coincide col reale, non esiste alcun oltre. Ovviamente quanto detto non ha che un senso evocativo.
14 February 2012 Automatismo
Ci sono vicende con le quali non è piacevole fare i conti. La percezione non è mai illusoria, la percezione del mondo
ordinario, come del resto anche la mente e il sentimento, indicano il proprio destino. Nessuno sa perché si crea il
proprio destino prima del proprio apparire, qualsiasi sicurezza su quell'apparire è infondata e viene prodotta
utilizzando le dinamiche interpretative della natura come se fossero fattori ontologici, il che è falso. La propria
apparizione fa parte degl'innumerevoli automatismi che appaiono come dati non scelti dell'esistenza. Percepire in
modo integrato vuol dire non ritenere un automatismo reale, non ritenerlo e, infine-inizio, non percepirlo come reale.
Che gli automatismi agiscano come pacifiche apparizioni! -almeno fin quando il loro stesso automatismo non si
integri, ben oltre il livello dell'involucro con la natura, in profondità e oltre. L'automatismo, ovvero l'inspiegabilità
dell'apparire ordinario, rende ogni discorso sin qui condotto drammaticamente circolare. Ma la circolarità si spezza
quando l'automatismo si integra.
14 February 2012 Collasso
Quando la percezione si integra nella natura, le entità che appaiono non vengono ritenute reali, anche se non giudicate
illusorie. A un certo punto la percezione integrata spontaneamente collassa in se stessa, " collassare " è parte del suo
modo di agire. Le entità e le percezioni si addensano, con esse si addensa il proprio se, le dinamiche interpretative
della realtà ordinaria perdono di senso. L'involucro collassando si addensa, ovvero si apre, fiorisce in una miriade di
esistenze-non esistenze, la presenza nella dimensione ordinaria avviene, al posto delle dinamiche interpretative si
percepiscono le modificazioni che ogni accenno di esistenza provoca. Ogni modificazione appare come una nuova
entità, l'entità appare decisamente più intensa di qualsiasi dinamica, ancora una volta l'intensità precede
l'interpretazione, ma l'intensità si anima collassando oltre e assieme la percezione integrata .
Le dinamiche interpretative si fondano, tutte nessuna esclusa, sull'intuizione-concetto che un gruppo di eventi, fatti,
esistenze, ne genera altri, simili o diversi ma prevedibili se il gruppo di eventi iniziale è noto nei dettagli. Le dinamiche
interpretative si fondano su una conoscenza che è o rivelata o acquisita tramite ulteriori dinamiche interpretative come
nel caso della scienza. Dal punto di vista della percezione profonda, tanto la conoscenza rivelata che quella scientifica
risultano essere estremamente tautologiche, ovvero esse sembrano e sono una tipica narrazione compiuta dalla
percezione ordinaria che parte dalla chiusura della percezione non integrata ordinaria e termina nella stessa. Le
descrizioni operate all'interno della percezione ordinaria possono essere indubbiamente utili nella vita ordinaria ma in
quella esauriscono il loro operare. La percezione che si integra nella natura, la percezione profonda e oltre, non
fornisce niente di utile per la vita ordinaria.
17 February 2012 Passaggi
Si diffonde con lentezza, sciogliendo un'efficienza nota , per generare nuove condizioni di slancio, nuovi climi, nuovi
luoghi in cui pulsazioni e respiri inglobano il corpo, poi si muovono senza apparire. Il corpo si modifica senza saperlo,
il vento prende nuove vie, massaggia le profondità, da solo, allena un nuovo corpo del tutto integrato, completamente
osmotico, fatto di guizzi ed espansioni. Le braccia, le mani, lo incontrano, vi si siedono all'interno, nutrono gli impulsi
di molti cuori, ogni gesto, ogni cellula vibra Natura fluttuante ruota in strati multicolori attorno ad alcune creature
slanciate, si aprono dei paesaggi composti unicamente di intensità. Le pressioni variano, così il tempo muta e perde il
suo senso L'imprevisto si fa strada.
18 February 2012 Inondazioni silenziose
Inondazioni coprono col suono getti ombratili nascenti, rivolti a loro , concentrati in mille spinte, l'acqua torna nei
suoi luoghi, placa la palude. Gli alberi piegano la nebbia, ogni mattina disseminata di ghiacci, la vista assorbita nei voli,
la luce scivola via dall'anima. Ritorno. Calore e notti, tempo di adagiarsi nel moto, membrane di vapore plasmano il
futuro, si riassorbono oltre il cuore.
A volte non ci sono parole, né suoni, né immagini. Innumerevoli intensità sono presenti in modo indescrivibile,
estremamente chiaro e dettagliato, si tace, nel tacere si diventa intensità a patto che non lo sappia nessuno. Il silenzio
non è legato all'assenza del suono Una lunga lista di descrizioni sembra apparire, ma neanche i paradossi sono
d'aiuto. Ora le intensità vivono, mentre si vive con gli altri e con se stessi
19 February 2012 Spinte
La pressione interna diventa così elastica e pulsante da spingermi oltre il mio stesso impeto. Sollevato dalla terra e dal
cielo mi introduco fra i polmoni fioriti di immensi ghiacciai, coperti di praterie acquatiche in cui vengo disciolto, del
tutto privo di peso, non più presente a me stesso.
Il bosco freme, tremante, nella nebbia gelida striata di fiumi. GLI INSETTI AVVOLGONO LE ENTRATE,
MUTANO IL LORO CANTO IN SORRISI ANIMALESCHI, AFFERRANO CRISTALLI DI NEVE, SI
SQUAGLIANO IN ALTI VORTICI. Sopraggiunge il vento, quasi fuori luogo nella secca sabbia invernale. Il volto
non appare, membrane avvolgono il vento in molti corpi, le intenzioni di una nuova nascita s'intuiscono. Il sole batte
su se stesso, gas ferrosi planano, si nutrono di leggerezza, sbocciano i cuori, le membrane sprofondano, ventilano
altre terre, attraggono una muta di esseri affamati.
Compaiono molte luci , la strada pulsa di un'insolita intensità, si sfumano i contorni delle intenzioni, delle pulsazioni
sono l'ultima testimonianza. Poi il ritorno nel traffico caotico avvolto in una pelle tutta sua, lontano, isolato. L 'ora
della cena si avvicina.
19 February 2012 Occhi leggeri
L'aria è la pelle del mio calore. Occhi leggeri ruotano lungo i confini, li cancellano, lasciano che i fiumi trasportino
altrove le membra. La luce, sospinta dal vento, prende il colore della notte, abbraccia il collo, risale le voragini
silenziose, ripiega nelle radici delle comete. Qualcuno si divincola nell'orizzonte, prende la forma di un prato fiorito,
popolato dalle elettroniche creature dell'alba. Si fa giorno, tace il concerto, le montagne vengono riassorbite da un
canto preciso, il cuore ripopola gli ultimi attimi. Le spalle bruciano per la rapidità del passaggio. La curva sonora
stinge l'acqua, i cristalli si appoggiano nel ventre. Esplodono, ogni attimo.
19 February 2012 Amici
Nei bagliori della pioggia si prosciuga la vita, una nota di amore spinge il torrente nelle profondità, l'attrazione scivola
sulla ghiaia rumorosa. L'impeto delle onde schiaccia i risvegli, la luce cosparge ogni corrente di lampi magnetici, il
vortice di una vita si espande nella mente; sole dopo sole, le cascate di pioggia si riassorbono nel petto, fra le radici.
La stanza si è affollata di dolori, pressioni, membra dorate. La neve crea l suo nido nel torpore estivo, Gli abbracci
rispettano la violenza della pioggia, la brezza, il giorno dopo, riempie le immagini di gesti precisi che sfamano. In un
balzo siamo lontani da ogni protezione, gli amici fluttuano oltre l'attesa, sono pronti.
22 February 2012 Dispersione presente
Al momento è in atto un cataclisma silenzioso: almeno dalla fine di agosto 2011 le entità cosmico-climatiche naturali
non si manifestano più in successione ma per lo più insieme, in modo turbolento, convulso. L'inverno si manifesta
con l'estate, l'autunno e la primavera. Queste entità climatiche si ostacolano con la semplice attiva reciproca
compresenza, la loro compresenza genera entità visibili, ma per lo più invisibili, che non dovrebbero essere presenti
nella nostra realtà ordinaria, si tratta di entità particolarmente non integrabili nella natura. Il cosmo non è una entità che
agisce in modo ciclico e da lontano sul pianeta, il termine cosmo indica un modo d'essere della realtà ordinaria qui nel
presente, il nostro stesso manifestarsi è cosmo. Le entità cosmico-climatiche sono continuamente presenti, agiscono
all'interno dei nostri involucri come in tutti gli involucri dei viventi. L'apparente ciclicità delle forze climatiche è il
modo in cui si manifesta la circolazione di quelle forze all'interno degli involucri e fra gli involucri stessi. Quella
circolazione è completamente integrata nell'apparente automatismo delle entità naturali.
Da secoli l'agire dell'essere umano corrode lentamente la " salute" di quelle entità climatiche, ma dalla fine dell'agosto
2011 si è palesemente arrivato al punto di non ritorno in cui entità spiacevoli per l'ambiente naturale ordinario sono
state introdotte nella natura e vi rimarranno fin quando un intero movimento cosmico non sarà del tutto terminato. I
movimenti cosmici sono l'espressione del tessuto circolatorio della Natura, sul piano ordinario l'esemplificazione di
un completo movimento cosmico può essere rappresentato dalla successione della nascita, della successiva esistenza
e morte.
Per elementi spiacevoli per la natura , s'intendono elementi che ostacolano la possibilità di integrazione reciproca delle
entità. In questo caso le nuove entità prodotte dall'agire umano obbligano alla compresenza entità climatiche che non
dovrebbero essere compresenti nello stesso tempo e in determinati luoghi. Con tale obbligo si decompongono gli
automatismi naturali degli involucri provocando sofferenza, incoscienza, sensazione di insicurezza profonda, paura,
debolezza fisica, in altre parole provocando l'annichilimento dei viventi la realtà ordinaria. Gli umani stanno generando
quelle entità, non riconoscendole affatto o scambiandole per qualcos'altro. Inoltre quella generazione è dovuta
esclusivamente a stupidità ed elevatissima incoscienza.
24 February 2012 Slancio
Il calore si addensa , ovunque, i piedi affondano nella terra battura, l'acqua cola nel metallo profondo, il vento è
stanco, tace, rannicchiato nei cuori. Insorge il silenzio, breve estate incolore, ripete un sogno floreale, alberi spioventi
disegnano i tuoi contorni, le pulsazioni si riversano nei canali che creano, intensità tumultuose, cristalline, guizzano
negli spasmi mentali, trasformano le membra in liquide prese, il dono vibrante di mille cuori spalancati. La luce
incolore infrange i silenzi, si avvolge nella tensione dello spazio, lo contrae, lo inghiotte, fiorisce fra rocce innevate,
morbide di lava siderale, ogni cristallo infrange il suo occhio, brilla nella brezza emozionale, dal sapore del vento
freddo, pieno di vita, pieno di promesse. Correre nella corteccia di molti cuori con pochi slanci, scivolare lungo i
propri dolori, i fianchi contorti generano pressioni primaverili, riassorbono le fonti, la schiena pulsa per il sudore
perso, gioisce nel contorcersi, si scioglie in un contatto che la sorpassa, dimentica, rende devota ed incessante. Con
un solo gesto riesce a farsi assorbire, planare di sostanza in sostanza, uscire lontano dal sangue, cadute lamellari
tinteggiano sommersi baci fra correnti implose, un unico testimone rotola nel vento, essiccato, adagiato.
24 February 2012 Getti di linfa
L'incontro si plasma nella cute, rimuove gli ostacoli, il vento addensato nella torba mattutina avvolge i polpacci, il
suolo ritma il futuro ed inghiotte, osserva la fatica della stella. Alcuni organi si addensano sulla cima delle montagne,
improvvisate reti sanguigne si radicano e fioriscono, con dolcezza, il gelo alpino ti osserva, ti ama, vola via in fretta, le
radici attendono, mute nel cuore, hanno conquistato la presa. Il cuore viene sciolto nei loro sorrisi, gli involucri si
dischiudono ai fiumi, assorbiti dai ruscelli invernali, dorati e canditi di crepacci acquatici. Il passo delle tensioni
stellate produce le braccia che mi abbracciano, ognuna afferra e bacia in un luogo di tenerezza, poi le strade tornano
ad essere liquide, dettagliate nel loro essere informi e vulnerabili. Il suono si è placato, i polpacci riposano a
settentrione, pronti a calpestare una nuova provvida brina, il tuoni sono stati uditi, le turbolenze cantano fra i getti di
linfa.
24 February 2012 Tensioni sospese
La corrente sospende il suo cuore, notte dopo notte incontra i cieli, riposa nel tuo ventre e mangia, mangia amore mio
e canta, tra le mani appese al cuore, tuono dopo tuono . La salvia fiorisce nel gelo, i miei denti sorridono di insolita
materia, il corpo si dibatte sulla battigia, calore imperfetto coglie le carezze, ne assorbe l' impeto, riconosce il vento
mentre affonda, ora punta i piedi, senza perderti, si riprende l'aria che ti aveva prestato, ibrido pomeriggio partorisce
membra turchine
In ogni cascata brillano fronde decise a tutto. Radici morbide risalgono l'estinzione, il vapore che cedono colora
ogni cenno, un impercettibile mormorio indirizza il cuore nel nulla del mio impeto. Scende nel torrente, le caviglie
avviluppate nel fango nutriente, il sole decide la scomparsa, apprendo un nuovo gesto, non ti perdo.
La pelle brilla nelle brezza estiva, il mare si posa sopra i fianchi, sorseggia l'anima, gioca con i capelli, li scioglie e
libera, precipita negli abissi, conduce il nutrimento in ogni cuore, coglie l'esplosione fra le chiome stellate, perde i
lineamenti, inghiotte la fonte, canta come una palude, corre lungo le crepe, oltre la sua profondità incontra l'attimo che
lo perde e congiunge, amore per amore, nessun luogo in cui inabissarsi.
25 February 2012 Valli compresse
L'intensità si è tesa, costruisce in un attimo la realtà, giunge con incoscienza a comprimermi il cuore, esce un fiume
compresso, una vita turbolenta lo anima, poi lo dona alle aperture. La sua presenza circola nell'oscurità di valli
assediate dalle luci organiche, ogni impulso brilla con precisione, brilla di una tensione che precede la luce, Le forme
non appaiono, si manifestano nel corpo, si fanno strada fra le cellule, sospingono gli organi lungo altre direzioni, ogni
manifestazione è una mutazione, le arterie fluttuano nelle densità di molti altre entità,diventano tracce di percezione più
estese del cosmo, per un attimo senza estasi. Dentro e fuori una giornata urbana, perché mi vuoi vicino.
Quel che esce afferra, stringe e vola via, traccia un orizzonte di epoche in cui le ombre sondano i propri impulsi.
Scorrono gli umori ma perdono il proprio suono e il proprio colore, si avvicinano alla pressione decisiva, si rompe
l'ultima membrana, le modulazioni mi abbandonano, le modulazioni si liberano di me, cessano il gioco della coscienza.
01 March 2012 Implodere
Il calore non sopporta la presenza. Si dissipa, esce con fragore. Ultimi slanci amichevoli, poi la corsa diventa
precipitosa, senza indumenti risale le paludi, osserva le ultime nuvole implodere.
La giornata scorre avvolta dentro la sua guaina, appoggiata discretamente accanto alle altre correnti. Solo in apparenza
il suo frastuono nasconde le correnti. Con facilità le tensioni, i cuori simbiotici sovrapposti e molto altro compaiono
senza assumere un aspetto . La giornata gode di proprietà completamente estranee alle correnti, la prima si vede, si
tocca, ci nutre, la seconda – le correnti- non è che presenza la cui estrema intensità non richiede né si tramuta
necessariamente in tatto, senso od udito. A volte le intensità estreme e i modi di perceprie della quotidianità si
fondono generando sensazioni molto suggestive. Ma non si tratta che di passaggi momentanei da non trattenere. Le
intensità pulsano intensamente durante tutta la giornata e anche, e soprattutto. oltre la giornata. Presenze estremamente
intense precedono la comparsa del suono dei colori e delle qualità che scorrono nella quotidianità. Presenze
estremamente intense non si espandono ma si contraggono, ovvero si riassorbono. Non esiste una opposizione fra le
qualità percettive ordinarie del suono dell'udito e del tatto e le intensità estreme non contenute nella quotidianità. Il
loro fondersi non è solo suggestivo ma vitale ed integrante fin quando l'effetto membrana, involucro isolante, della
percezione ordinaria, non blocca l'integrazione e la vita ad essa connessa in qualche forma isolata in qualche
particolare dimensione. Molte esistenze visibili e invisibili sono costrette ,dalla qualità isolante del proprio percepire, a
viversi esclusivamente isolate all'interno del proprie dimensionalità. Eppure quell'isolamento non è che apparenza, non
è che una delle realtà fisiche viventi. La realtà effettiva di una apparenza di entità fisica è data dal processo di
collassamento dell'apparenza di quella entità attraverso tutte le apparenze di realtà fisiche manifestantesi. Il
collassamento è l'effettivo svolgersi del riassorbimento, quindi non è spiegabile, l'apparenza è al tempo stesso
apparenza e realtà fisica via via manifestantesi. In effetti con queste parole sembra di giocare a dir tutto e l'incontrario
di tutto, ma non è così. L' evocazione aiuta ad accorgersi che la membrana isolante della percezione ordinaria è del
tutto permeabile.
04 March 2012 Liquida animazione
Anche se mi sembra di avere mani, braccia, gambe, schiena, testa, occhi, sono un insieme di entità liquide tenute insieme da complessi sistemi di pressioni. Il liquido che io sono è generato da quelle stesse pressioni che uniscono e diffondono le parti di cui mi vedo composto.. Posso arrivare ad agire sulle entità che sono tramite pressioni, se avverto con lucidità la natura delle pressioni, il loro integrarsi in me, nella natura e oltre. Lo hatha yoga sfrutta la consapevolezza della natura delle pressioni, di come delle pressioni in apparenza fisiche, diventino nell'immediato liquide, magnetiche, animate e oltre al di là dell'apparenza ordinaria. Qualsiasi minimo gesto apparentemente fisico, emozionale o mentale è una modificazione della natura liquida e animata che mi caratterizza. Averne una precisa percezione è necessario per non vivere esclusivamente di automatismi.
05 March 2012 Stupore
Il sole assorbe il proprio suono , lo accoglie come un fiore, col ventre di cristallo, il cuore tappezzato di cannule
frementi. Il sole, nel cuore, esplode nella quiete, trova senza cercare, ascolta il suono, lo riassorbe. Sulle montagne la
neve si è sciolta, ma altra neve cola copiosa e brilla intensa. Quella neve rimodella le montagne , canta con gli oceani
espansi nell'atmosfera, il ghiaccio guizza fra dita palmate, il petto s'infossa in getti di liquidi ferrosi. Molti cuori si
riassorbono, assumono vorticose generazoni la cui quiete sprofonda fra gli impulsi. Sulla superficie si increspa un
tenue liquido, il gesto affonda fino a immergersi in quel liquido, il gesto scorrre veloce, assorbe una pienezza
pacifica.
Si attenua l'impeto dei gesti, le membra ricompongono le turbolenze, il ventre si compatta, uno slancio improvviso
conduce fuori dal tempo La corrente incalza, spinge in luoghi estatici, ma ora l'estasi appare eccessiva e solida. La
pressione aumenta, i cuori perdono il controllo e il ritmo, tutto pulsa e preme e spinge e guizza. Le guaine isolanti si
sono completamente consumate, la pressione ha sottratto alla percezione l'aoutomatismo della forma, così ogni
minima intensità è anche luce ed oscurità…….in caduta libera.
Il movimento spinge fino al vento interno, dal proprio appoggio il peso ruota, ruota e ruota, si dissemina in una
quantità di caduche curve, il vento si smonta, avvicina allo stupore
06 March 2012 Senza controllo
I segnali si frammentano, voci accurate richiamano i respiri, nelle vertebre si scioglie la vita, il ventre afferra i primi
vortici, si osserva e, senza esitazione, si divetna umani. Il tocco della luce separa, un lembo incolore vibra, non avvolto
dall'epidermide, emette senza protezione, prima di sorgere tra noi. Gli abbracci fluttuano, sono pieni di gesti decisi ma
privi di direzioni, svuotati d'ogni forza conducono interi processi in modo impalpabile Nel mondo della Natura le
connessioni sono generative, si esplicano producendo infinite entità che vengono chiamate energie, forze, desideri,
emozioni. A un tratto un un gesto naturale si muove senza possedere più la propria direzione ed il proprio contesto.
E' questo particolare movimento che si intende per " muoversi al di fuori della guaina, non avvolto nella membrana, ,
non controllato da alcun respiro".
07 March 2012 Insieme
Quando il cuore si espande la percezione ordinaria cessa di essere isolata all'interno della membrana, si espande oltre
la membrana, senza più la capacità generativa che aveva all'interno dell'involucro naturale. Così facendo la percezione
ordinaria diventa altro dalla percezione stessa, diventa qualcosa di impossibile da definire, rassomiglia a tensioni ,
impulsi, animazioni che precedono ogni intenzione. Inoltre sparisce l'automatismo interpretativo proprio della
percezione ordinaria secondo il quale tutto l'esistente procede secondo un principio di causa effetto, con l'effetto già
contenuto in potenza nella causa. Ciò che si manifesta, è connesso in un modo decisamente più raffinato del pricipio
di causa-effetto. Per l'esattezza non esiste nessun principio di causa ed effetto, nessuna unità, nessuna dualità. Ogni
analisi si siluppa all'interno della percezione ordinaria. Quando il cuore si attiva, lentamente le tracce " ordinarie " si
dissolvono e le manifestazioni incredibilmente animate, vitali, assorbono ogno presenza ordinaria. Per un attimo
lunghissimo appare una realtà composta di entità non individuali indipendenti e tuttavia estremamente connesse perché
insieme animate, senza nemmeno una possibilità di individuazione come insieme.
09 March 2012 Evocare
Chi evoca non dialoga.
L'evocazione, per sua natura, rappresenta già un contatto percettivo profondo e particolare non interessato al
contatto immediato con un interlocutore. L'evocazione ambisce a comunicare i suoi profondi contatti percettivi alle
persone, quel comunicare non è un dialogo, è l'esposizione di un qualcosa di ineffabile e non intuibile, non spiegabile
da una quantità di domande e risposte, tanto più se condotte in base a qualche logica di pensiero. In ambito
evocativo le persone possono parlare fra loro in qualche modo, ma in realtà non esiste un interlocutore né esistono le
persone dato che la percezione ordinaria si è dissolta, ovvero l'individuo e la sua esperienza sono stati sostituiti da
manifestazioni che non prevedono né individualità, né esperienza. In ambito evocativo le persone, come individualità,
già si sono diluite in altro. Le persone che parlano fra di loro evocando non dovrebbero ottenere niente in termini di
individualità, se ciò si verificasse ci si troverebbe molto lontano dall'evocare.
Ogni manifestazione, come emissione di se stessa, dispone di percezioni e di evocazioni umane. Le manifestazioni,
attenzione!, non sono quantificabili e individuabili, quindi affermare che " Ogni manifestazione, come emissione di se
stessa,…" è già profondamente evocativo. Anche l'evocare non può sottrarsi all' effetto speculare o simmetrico delle
rappresentazioni umane: anche se le seguenti parole sono prive di senso, si può dire che l'essere umano è
manifestazione, qualsiasi manifestazione è in qualche modo anche umana. L'effetto guaina-membra isolante della
percezione ordinaria crea il paradosso della specularità nelle rappresentazioni evocative, come crea l'illusione di un
cosmo realmente esistente. Ogni percezione deve essere resa ordinaria adeguandola alla parte dello specchio-simmetria
ordinaria. Non lo si può evitare se non col silenzio e col non agire. Evocare non vuol dire immergersi nell'altra parte
dello specchio o della simmetria, vuol dire non lasciarsi irretire dalle immaginazioni della percezione ordinaria sebbene
le si usi come linguaggio; evocare significa avvertire come l'immaginare ordinario sia al tempo stesso percezione ed
automatismo.
12 March 2012 Realtà ordinaria
Al di là della propria realtà ordinaria che vale la pena conoscere in tutti i suoi dettagli, non si è in alcun modo obbligati
a vivere ulteriori forme di individualizzazione. Cercare di vivere come individualità altre forme di coscienza, diverse da
quella ordinaria ma comunque definite in modo individualizzato, non apporta nessun arricchimento sostanziale alla
percezione. Definire, per se stessi ed altri, gradini evolutivi di coscienza, tentare di connettersi ad altre entità tramite
meditazione, non significa altro che recepire esclusivamente la manifestazione individualizzata dell' entità. Quelle
forme, in quanto individualizzate, per quanto suggestive possano essere, non sono strutturalmente dissimili dalla nostra
forma ordinaria. La suggestione della potenza percettiva di altre entità è incontestabile, ma non è di nessun interesse la
percezione intesa come potenza, di qualsiasi forma sia quella potenza. Qualsiasi manifestazione individualizzata come
quella umana, contiene molto più che un semplice comune denominatore a tutte le forme individualizzate. Le forme
individualizzate si condizionano a vicenda in una sorta di circolo che si autopotenzia in modo conservativo, molto
simile negli effetti sulla propria esistenza all'effetto guaina della membrana-involucro in cui si vive. Di fatto le entità
dotate di individualità condividono in parte lo stesso involucro. Tutte le suggestive percezioni, poteri e profonde
emozioni attribuite ad altre entità hanno il loro senso solamente se vissute al di fuori della propria ed altrui individualità.
Ma al di fuori della individualità non posiamo costruire alcun percorso logico né trovare alleati in qualche modo
delimitabili. La difficoltà di dare un senso alle intense percezioni che si provano al risveglio interiore del
riassorbimento è comune a tutte le entità individualizzate; quel senso è altro dall'individualità, non può essere
rappresentato in modo certo e logico, può essere evocato, ma le evocazioni si estinguono rapidamente.
Non esistono scorciatoie né trucchi per percorrere la via che unisce la realtà ordinaria al riassorbimento.
15 March 2012 Volo
Volo-Chi può respirare vibra di calore nello spazio nascente. La luce striata della stella tramuta il coraggio in
certezza. Affannato , vicino alla fonte, altri arrivati lo guardano, l'incontro si dilegua nell'affetto silenzioso. Lieve
accenno del corpo, la pressione fuoriesce, trasporta con se un'amicizia tenace, i muscoli non trattengono l'azione, il
cielo si lascia afferrare, sprofonda nelle braccia sudate, decisioni. L'agire è il tuo augurio, vento , dimora delle tue
labbra, ossa intessute nell'orizzonte, la presa scivola via, consumata da una felice assenza.
Il contatto dimora, preludio , mani giungono, si affievoliscono, luci retrattili gemmano lungo i ghiacciai, pietre
gracchianti scintillano nella notte elettronica, prima dell'alba brulicano le anime lontane da se stesse. Resto a
guardarti, sondare il tuo calore, sprofondo nel canale, raccolgo gesti affannati, la tua decisione è netta. Il volo è
un'apertura presente, cresce dentro di me, afferra l'intensità , modella vite intere, plana oltre lo sguardo.
16 March 2012 Presenza
Il mare ondeggia, ingoia l'aria, muove la terra, ricopre il ghiaccio col sole, mostra la sua assenza nel cuore, trova
riposo , il colore fluttua.
Lontani dai suoni, consumate le immagini, presenza diffusa nella presenza, un atto scomodo da comunicare, nient'altro
in cui immergersi
25 March 2012 Pratica delle pressioni
The practice of hatha-yoga is based on the use of pression on one's own body. Then pression, at a deep level, is connected with mutation of
perception, mutation of Nature, concentration. By the way, hatha yoga is only one of the innumerable ways to operate with pressions. Different
pressions implicate different deep connections and perceptions, but the mutation of Nature and concentration remains the same as hatha yoga.
Jogging is an example of pratice of different pressions then hatha yoga, also working slowly with a bar is one more example.
La pratica dello hatha yoga è basata sull'uso della pressione sul proprio corpo. Inoltre la pressione, a un livello profondo, è connessa con la
mutazione della percezione, della Natura, concentrazione. In ogni caso lo hatha yoga è solamente uno degli innumerevoli metodi per operare con le
pressioni. Pressioni diverse implicano diverse connessioni e percezioni profonde, ma il mutamento della Natura e la concentrazione restano le
stesse.
La corsa è un esempio di pratica di differenti pressioni dallo hatha yoga, anche lavorare lentamente con una sbarra è un ulteriore esempio.
26 March 2012 Oltre la natura
La percezione muta incessantemente, oltre un certo suo mutamento la stessa Natura muta, quel che appare non ha più corpo né sostanze per
trattenersi, depositarsi. Il mutare è un ruscello vivace, appena accennato nella folta boscaglia delle montagne, lo si ode senza poterlo vedere, scorre
anche nel deserto, ben riconoscibile nell'arsura della sabbia, nei riflessi spontanei del cielo stellato. Il ruscello non vede, vibra delle contrazioni vitali
che lo animano, il vento vi si disseta, assorbe l'abbraccio che lo estingue e sorregge.
Nel palmo delle mani si accumula il calore, le intenzioni si manifestano, indomabili e precise nel proprio agire.
27 March 2012 Sentieri
Si diluisce la notte fino ad estinguersi nel l'abbraccio. Il calore si osserva, le piante palpitano, si distaccano, accumulano lo slancio.
Lo slancio si prosciuga nello stagno, voli mimetici risalgono le arterie, depositano nelle mani petali marini. Un canto composto piove sul paesaggio,
irrora la Natura, genera gli sguardi delle montagne ridenti.
il sentiero chiama la sua gente, risucchia nel profondo delle rocce innevate, attende i passi felici delle corse mattutine. Lungo la salita crescono gli
ultimi fiori estivi, radici percorse da brividi, grinze laviche sui fianchi. Il balzo cancella gli sguardi, le ombre cascano nei respiri, spinte colorate
tingono epidermidi nascenti. La vita viene sopraffatta dalla presenza.
28 March 2012 Attrazione e confinamento
L'attrazione , qualsiasi forma di attrazione tra entità, sia di natura sentimentale, che squisitamente fisica magnetica o elettrica, comporta un
confinamento di entità entro determinati canali, l'immediata creazione, nascita, di un involucro in parte impermeabile e in parte isolante, un certo
grado di isolamento da altre entità. Se l'interazione fra entità è immaginata solamente in termini di attrazione e confinamento si immagina un habitat
popolato da strutture che si muovono fra stati, più o meno estesi nel tempo, di isolamento reciproco. Da quell'isolamento scaturisce una forma di
rapporto che è sempre dello stesso tipo, ovvero un rapporto di esclusione e confinamento. Si genera così un cosmo in cui le materie non sono che
le successive posizioni di attrazione e confinamento che le entità assumono, si tratta di un cosmo bloccato all'interno di una eterna dinamica di
attrazione e confinamento. Ma se le entità vengono immaginate e magari percepite come qualcosa che si integra senza bisogno di attrazione e
confinamento, allora il cosmo si apre, la sua circolazione diventa imprevedibile ed essenzialmente non avviene in un circuito chiuso, ovvero il
cosmo si dissipa, si potrebbe dire rispetto a una concezione basata sulla dinamica di attrazione-confinamento. Quando si dice che le entità sono
capaci di integrarsi nella natura ed oltre, ci si riferisce proprio alla loro capacità di connettersi fra di loro seza bisogno di attrarsi e confinarsi, ma
questo vuol dire che la stessa entità dissolve se stessa ancor prima di connettersi e quel che successivamente si connette è la dissolvenza della
percezione stessa,, da cui segue poi il riassorbimento.
29 March 2012 Aria immota
Il sole si libera del suo calore e si congiunge.
Lo sguardo si scioglie nel sorriso che apre la via nel petto, rami carnosi emettono luci, ultime dimore popolate da braccia. I raggi avvolgono il
corpo, lo rendono una fune intrecciata d' impulsi, una mente elastica si distacca dal tempo, gorgoglia rissosa per un breve attimo.
La luce appare senza risplendere, precede le profondità, le sommerge. L'abbraccio riluce lontano, rincorre la corrente, lascia incendiare il tempo,
inchinandosi raccoglie fra le mani un gregge di stelle, depone la prepotenza, si dilegua con un bagliore.
Il cuore si confonde con lo stormo di luci. Volano fra le paludi inabissandosi nelle nebbie immote. Il vortice interno risuona impalpabile, leggero.
06 April 2012 Secondo volo
Volare fra i canti, sereno , frugale, senza un segno ,sciogliere le chiome, caduta nel cielo, aria assente, leggero oltre il corpo, salire sul cuore,
incontrare le terre, senza nome di, cantare lo slancio senza il tuo nome, vagare nelle mani, vegetazioni irrisolte, stabili nell'oscurità, risorse dei tuoi
cuori, notte, attimi d'incertezza donati, riposo ora ombre, salire nel tuo silenzio, le correnti si mischiano nel nulla, il vortice dei silenzi fra le mani,
colate di calore al risveglio, la sua pioggia riempie la vita, seguire respiri , incontro . Il cuore è stabile, il volere si dirige altrove, aria mattutina gela
fra i palmi delle mani, ora ritorno con i cuori, palpitare. Salire nel cuore del tuono, ottenere l'abbraccio, l'impulso ricevuto si fa strada, non lascia
impronte , spingere oltre le stelle, torrenti impulsivi, dopo il risveglio, breve, quasi autoritario, un bacio.
06 April 2012 Inerpicarsi
Il cuore insegue la gioia dell'incontro. Risale la strada delle montagne, i ghiacciai si sono ripresi il loro terreno; la neve, inesauribile nel suo amore, nutre il gelo, accoglie il mio ventre. Il gelo riposa nelle ossa, chiede spazio alla luna, si lascia trascinare nel torrente montano, fino al primo lago dove affonda, poi si avvolge nella terra, ripiegato molte volte in un impulso di cristallo. Il sentimento si posa sui pendii innevati, l'estate germoglia fra le chiome fiorite di neve, tremori impulsivi si inerpicano nei sentieri, cristalli animati si colorano di fiori acquiferi, altri animali volano, la montagna si apre .
Il silenzio decide. Il silenzio è una fonte avvolta nella vegetazione. Aperta al cielo ogni giorno, ogni notte, indifferente al suo destino, depositata su un fondo vibrante, calore immesso nei cuori, cuori generati dal calore, l'impulso è il tuo calore nel cuore, silenzio di fonte, fronde rumorose, fiorite, fasciate dal cielo. Il cielo si riassorbe lontano dalla terra. Gli oceani brillano allontanandosi, avvolti dallo spazio filtrano il loro canto, espellono il contatto, uno scarto appena percepito, la vita e la morte si mischiano reciprocamente, cancellati dal nuovo silenzio, accolti senza alcuna promessa.
07 April 2012 Cenni
Terreno d'acqua, laguna tremante, orizzonte apre i cieli, la vita irrora . L'animazione decide i suoi impulsi , la terra cade, gioco sottile , attenzione, slancio , leggerezza dell' apparire.
12 April 2012 In superficie
Inodore, semplice luminescenza, sciogliere la terra, preparare le stelle, ore profondamente incise nel ritmo, altri luoghi si ragguppano, emerge un
getto, incottrollabilre, freme, trascina via, dispersione nell'ombra, nomi ricomposti, gesti attrattivi, scivolare nell'acqua, lungo il gelo, tuffo dopo
tuffo, polvere di sabbia, in attimi, incontri ripetuti. Aprire le montagne, frugare la terra in cerca di sorrisi, le nuvole tracciano la storia, liquido
inorganico compone rarefatti impulsi, quasi-cuori mangia-spazio respiranti calore. Presenze, turbini senza complici, giostre di attimi fatali, sapori
direzionali, a tratti braccia forti e docili, la voce insistente, e poi. Fiori sospinti dalle maree, liquide forze tracciano vie negli organismi, i loro
perimetri, setacciano involucri emozionali, ricompongono flussi, somiglianze inaspettate, gli incontri cellulari germogliano, fluttuano nelle pietre,
orientano animali impauriti. La sete, la fame, ogni richiamo , immergere nel vento.
In superficie: comete traccianti compaiono nello sguardo, primule estive flettono draghi impazienti, ruotano nelle mani crepitanti energie, sorrisi
frugali catturano materia , la dirigono, formazioni nascenti sul crinale, salsedine nel ventre. Richiesta, voci affermano , il momento degli insetti e del
calore, pioggia scorre nelle paludi affollate, luci saldano i loro impulsi in reticolati gelatinosi, solidi attimi, sguardi congiunti.
14 April 2012 Radicare
La radice si stende. Saggia la morbidezza del cosmo, si fonde, torna in se stessa scaturendo da una nuova fonte, incontra flussi viventi, ne è
attraversata. Grandi e mobili animazioni scorrono, affondano nella radice, altrove. La radice si adagia fra il tempo e lo spazio sì da creare lo
slancio, il tremito percorre le sue linfe, intrecci di venti modellano cascate fluenti di viventi. Gli orizzonti cedono i loro colorati spessori alla radice
sempre nascente, sprofondata, immersa in una mobile inconsistente impulsività.
Il contatto col cielo decide la radice degli occhi, il corpo spinge il soffio dei venti attraverso un nuovo ventre, il vortice delle radici cancella le tracce,
dense note marine chiazzano l'aria appena emersa, richiamano un fluire che dura, nel cuore, fra le mani.
Il passaggio degli invisibili cancella la memoria, ingombra la mente, scioglie i tessuti. Giunge così un buon momento per la concentrazione, la radice
mostra il suo slancio, disperde la vita fra le chiome del bosco, sospinge la marea tra i canali fioriti, cumuli d'impulsi appaiono ovunque, germina
un'insolita primavera, estranea al tempo.
Il destino rivela i suoi piani, poi giunge il silenzio imbarazzato dell'inutile attesa. Ciò che risplende non è luminoso, non è visibile, è molto presente,
così presente da dissolvere la presenza stessa.
14 April 2012 Doni
I cuori si destano in ogni istante per ricevere il tempo e il luogo del tuo apparire. Morbido paesaggio di affetti sonori, la pioggia incombe,
profondità immersa. Osservare il sole sciogliersi in se stesso, bruciare nel vento da lui generato, prenderti nel suo corpo, inghiottirti per poi
lasciarti andare, attimo dopo attimo ti unisci con i cosmi, al fuori di ogni natura, tranquillità e silenzio, ineluttabile quotidianità. Scivola nel cuore
notturno, l'intensità incide l'ombra, si rompono gli involucri uno dopo l'altro. Fra immense montagne, fondali fioriti, senza testimoni, presenze
serpeggiano.
19 April 2012 Brevi note
Gli involucri si muovono l'uno rispetto all'altro in modo osmotico e dovrebbero essere capaci di percepirsi reciprocamente con estrema chiarezza e
dettaglio tranne nel caso frequentissimo in cui un 'area di involucri si isola percettivamente rispetto ad alcuni, o molti, altri involucri. Da un punto di
vista fisico-meditativo-mentale, in una sola parola percettivo, la necessità del non isolamento reciproco degli involucri ha enormi conseguenze ed
implicazioni sulle pratiche ed abitudini fisiche, emotive, mentali e molto altro.
Qualsiasi disciplina che non scaturisca naturalmente dall'interno dei propri involucri, agisce costruendo aree di reciproco isolamento fra involucri e
"sviluppando" il funzionamento di alcuni involucri a discapito di altri sì da creare un processo di deformazione percettiva. Attenzione: la
deformazione della percezione provoca sempre lo sviluppo di poteri, come se non ne esistessero già a sufficienza; i poteri, a loro volta, agiscono
sempre isolando eccessivamente alcune zone della percezione da altre.
25 April 2012 Guardare
Guardare, avvicinare lo sguardo, non vedere, avvertire una pressione che inghiotte, ore trascorse immerso, senza riflettere, presenze unite
nell'intensificarsi, luce in piena, odori rigonfi, polmoni, la quiete giunge, avvolge le esplosioni di vortici, decisioni fondono il sangue, il cuore preme,
si unisce, imprime lo sguardo dello slancio, afferra la propria dispersione, gioia nella notte. Al contatto si disseccano le presenze, polvere
nutrimento e poi aria, ovunque fiumi inodori, in piena, sprofondati nei cuori, ogni flusso diventa respiro, senza passato.
Neve innevata abbraccia la sorgente, si scuote, una esistenza trascorre, la pelle sboccia.