Un
reticolato
di informazioni che perdono lungo il proprio sviluppo il senso della verità.
La struttura modulare non affronta il tema della propria veridicità.
Se essa ne ha, è solo opera della decisione umana, la verità
è un atteggiamento di colui o colei che la sostiene.
Le regole che determinano la possibilità di utilizzo dei moduli sono
un fatto che si pone e non si spiega.
Ovvero il modulo funziona per un po’, non si sa bene fin dove e fin
quando.
Esiste nell’ambito di una certa sensatezza del quotidiano un ambito
di attribuzione di verità tollerabile. I suoi limiti sono labili, evanescenti.
Quel che peggiora la situazione della possibilità di interpretazione
della realtà tramite moduli è il fatto che le regole combinatorie
dei moduli, regole di combinazione fra regole e fra moduli , generano effetti
di realtà sulla cui esistenza effettiva non si può dir nulla.
Gli stessi effetti di realtà non sono capaci di analizzare e discutere
con ragionevole probabilità di loro stessi.
L’ambito più evidente in cui la precarietà dell’
interpretazione modulare opera è l’ambito concettuale che cerca
di definire l’esistenza del fatto sociale nelle sue molteplici forme
e altrettanto molteplici dinamiche. L’atteggiamento incline all’analisi
modulare non rinuncia a formulare una vasta teoria di ipotesi sul fatto sociale,
ma poi non riesce a formulare analisi che diano informazioni circa la profondità
della complessità delle intersezioni comportamentali sociali.
I metodi modulari applicati nelle teorie sociali forniscono informazioni limitate
ad alcuni ambiti, se tentano analisi al tempo stesso ampie e dettagliate e
profonde cadono immancabilmente in quel pernicioso luogo concettuale in cui
e di cui si può dire tutto e l’incontrario di tutto.
Resta sempre a disposizione l’opzione per cui venga decretato che un
qualche tipo di realtà modulare sia l’esistenza. Ne segue che
coloro che se ne discostano sono irreali, quindi non fanno parte del fatto
sociale.
…..meglio limitarsi a dire che nell’ambito dell’agire modulare
si possono azzardare alcune ipotesi, E BASTA. Se alcune di esse servono a
vivere, qualche volta, tanto meglio.
Ma non c’è molto altro di sicuro nelle strutture modulari.
Piuttosto notevole è che cosa combina l’attività modulare
nell’ambito la cui definizione in termini modulari non ha senso.
Le attività modulari generano entità espressive che possono
essere percepite ma non modularizzate.
Si possono fare vari esempi: l’esistenza della società è
un fatto non dimostrabile né come vero né come inevitabile e
non si sa nemmeno se è un fatto. Tramite l’espressione “
esistenza della società “ si evoca un qualcosa che è un
fatto individuale e forse anche qualcos’altro. Nessuno può definirlo
per altri se non che per se stesso. ( e va bene così !!!).
Altrettanto si può dire delle attività espressive. Esse spesso
utilizzano elementi modulari ma ciò che viene comunicato va oltre la
possibilità di analisi e sensatezza modulare.
Realtà evidente della impossibilità di rendere modulare l’espressività
è l’espressività artistica, che, sebbene riconducibile
ad una esplicazione di strutture e ordini psicosomatici di innumerevoli tipologie,
comunica percezioni non trasmissibili attraverso la modularità
La modularità non è altro dalla percezione se non per decisione
umana e la cultura umana ha deciso molto spesso di operare rotture disastrose
fra modularità e percezione.
In effetti di solito la vita si svolge, tanto come fatto individuale che come
fatto sociale, all’interno di una solida illusione di una modularità
di qualche tipo ritenuta essere l’unica forma possibile di esistenza.
Uscire da tale illusione porta la pena della perdita di senso nella propria
vita.
Come la modularità e la percezione non modulare si combinano fra loro
come fatti percettivi contemporanei non escludentesi è qualcosa che
si può vivere esclusivamente al di fuori di interpretazioni concettuali,
lontano da esigenze psicologiche di vero o di falso , di probabile, di sicuro
o insicuro.
Uu