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La produzione di metodologie di interpretazione della realtà è l 'attività prevalente che svolge l'essere umana.

Più che percepire interpreta.

Successivamente alla interpretazione della realtà, egli valuta l'ambiente in cui vive all'interno della interpretazione che ne ha dato.

L'interpretazione deve fornire una misura, un ente di qualche tipo col quale interagire.

L'interazione, se corretta, non dimentica la qualità prettamente interpretativa delle metodologie in atto e dei risultati ottenuti mediante tali metodologie.

Tale non dimenticanza conduce al seguente risultato-e consapevolezza: l'ambiente interpretativo si estende fin dove si estende l'interpretazione. All'interno del sistema interpretativo non esistono mezzi con i quali stabilire la effettiva esistenza ontologica dell'interpretare e dell'interpretato.

L'utilità dell'attività interpretativa è soggetta al giudizio interpretativo, non bisogna mai dimenticare

che anche quella utilità non ha nessuna rilevanza esterna al sistema interpretativo.

Quella utilità non ha consapevolmente a che fare con la percezione e il percepire -storicamente ne è stata nemica, direi.

Se l'essere umano si attribuisce un qualche tipo di vita oltre, al di là, della propria possibilità interpretativa, allora si trova nella impossibilità di affrontare quella vita con l'attività cui dedica maggior tempo ed energia: l'interpretare.

Alcuni giochi interpretativi

Se l'attività interpretativa è un sistema chiuso, l'essere umano allora è un sistema aperto.

Come può dunque vivere un sistema aperto all'interno di un sistema chiuso a lungo?

Come può un sistema chiuso fornire corrette interpretazioni di un sistema aperto?

Un sistema chiuso resta chiuso anche nel proprio estendersi, dunque è il sistema aperto che deve emulare un sistema chiuso per praticarne la sistemica.

Ma fin dove si estende la tolleranza di un sistema aperto alla attività di emulazione di se stesso come sistema chiuso?

La risposta a questa domanda, almeno per utilizzi psichiatrici, è variamente valutata in termini probabilistici con strumenti matematici.

In ogni caso è noto che i sistemi chiusi forniscono risposte molto lmitate alle esigenze dei sistemi aperti, almeno ai sistemi aperti che non si chiudono all'interno di alcun sistema chiuso.

Un buon esempio di sistema chiuso è il sistema società.

Tale sistema definisce l'intera estensione di un essere umano, della sua vita, della sua emotività, intelligenza e, in realtà, non riesce che a interpretare limitatissime aree dell'agire umano.

Il sistema società serve, come ogni sistema, a produrre , metodi di comportamento di una struttura all'interno di se stessa. Questa regola, ovvero la struttura che crea le norme necessarie alla propria esistenza, fonda la matematica, la scienze esatte e molto altro.

I metodi di comportamento di un sistema non dovrebbero mai essere usati per fornire norme a enti che non sono sistemi, quali l'essere umano. Semplicemente fra un sistema e altro dal sistema_ l'umano appunto, non sussiste una relazione sistemica.

La pratica umana nega continuamente tale impossibilità. La forza.

E questa forzatura resta un fatto inspiegabile.

AL MOMENTO

Fioriscono numerosi tentativi per giungere a individuare la matrice minima necessaria per creare la struttura più piccola possibile, almeno da un punto di vista concettuale: parlo di matrice poichè tale struttura nasce in come ente definito da ulteriori dati sottoposti a una forma comunque già strutturata......una matrice appunto.

Quei tentativi, collegati a ulteriori sistemiche, in ambito psico-sociale, matematiho, bio-medico, forniscono e forniranno una infinità di ulteriori strutture e utensili.

CIO' che resta ignorata è l'attività inversa, ovvero l'individuazione del quando e come l'attività interpretativa cessa di esistere; del cosa succede all'essere umano che cessa di interpretare se tale cessazione è poi un fatto che avviene nel tempo e in un luogo.E poi: cosa è l'ultima cosa misurabile prima della cessazione del sistema? il sistema stesso nella sua interezza o altre matrici?

Sorge una domanda pericolosa: l'attività che conduce alla produzione di metodologie a realmente a che fare con la coscienza e la conoscenza?

Non esiste una risposta a tale domanda. si può osservare che tale attività-la produzione di metodologie..- avviene, e basta.

E ancora, la coscienza e la conoscenza hanno a che fare con l'essere umano o sono concetti prodotti da metodologie interpretative E BASTA?

La necessità di queste domande si impone a colui che volesse mai prendere in esame l'eventualità di condurre un qualche tipo di analisi circa la possibilità di documentare la cessazione dell'attività della produzione di metodologie.

Se si giungesse alla conclusione che non sarebbe possibile documentare una forma di cessazione della attivittà di produzione di metodologia poichè colui che analizza dovrebbe essere allo stesso tempo l'analizzato avremmo scoperto la dimensione, l'area del sapere umano interpretabile come sapere atomico- c'è dell'ronia in quel che dico, forse.

L'essere che percepisce non è l'ente che interpreta.

L'ente che interpreta non può dir nulla, sembra, di colui che percepisce.

Niente è dato sapere, in termini di sapere interpretativo,circa il come appare l'ente che interpreta all'essere che percepisce .

Non si sa nemmeno se la percezione produce qualcosa di simile al sapere.

Che significato interpretativo può avere la possibilità di stabilire il sistema che conduce alla cessazione del sistema stesso?

Quali e quanti cessazioni di un qualsiasi sistema sono possibili?